
DiGiuseppe Pellegrino
Quel ricordo di Rosa rimase con lui anche la domenica, quando Giovanni Dionigi decise di recarsi alla messa celebrata nei baños. Fu allora che la sua prigionia prese una piega inattesa. Neibañosve ne erano, ma erano separate dagli uomini e poi erano tutte di passaggio. Venivano portate nel Bedesten,ilBazar,e lì vendute a qualsiasi prezzo, belle e brutte; vecchie non ve n’erano, come si vendevano i cavalli, le mucche o qualsiasi altro animale.
Giovanni Dionigi seguì la messa per intero. Il gesuita la recitava, ovviamente, in latino e Giovanni Dionigi rispondeva nella stessa lingua. Il frate si meravigliò fortemente. Aveva l’abitudine di chiudere tutte le sue messe con il Credo. Sapeva di avere davanti gente di ogni specie e nazionalità e non tutti con la messa in latino avevano dimestichezza. Egli sapeva che spesso negli schiavi deibañosvi era confusione. In fondo tra Dio eAllahper questi non vi era differenza. O Gesù o Maometto come profeta, in fondo era lo stesso Dio. Ma il gesuita voleva rimarcare la differenza: Gesù era figlio di Dio e, invece, Maometto millantava semplicemente de essere un profeta. Nel credo, veniva rimarcato che Gesù era figlio di Dio e non un misero profeta. Insabir, ma non nella lingua pura, ma in quella adattata al latino, in questo modo:
Io crede in ouno Dios Padrè que toutto poder,
Conducator de kielo e de terra.
E in Jesus Christo, su Filio
unigenite, Domino nostre;
qui esseva concipite
per le Spirito Sancte, nascite
ex le virgine Maria;
Ille suffreva sub Pontio
Pilato, esseva crucifigite,
moriva e esseva sepulte;
ille descendeva a in le inferno;
le tertie die Ille resurgeva
del mortos; Ille
ascendeva al celo; Ille sede
al dextera de Deo Patre
omnipotente; de ibi Ille
venira a judicar le vivos e le mortos.
Io crede in le Spirito Sancte;
le sancte ecclesia universal;
le communion de santos;
le remission del peccatos;
le resurrection del carne;
le vita eterne.
Amen.
Quel giorno il gesuita ebbe una sorpresa. PadreFernando Torressi meravigliava a vedere sempre un ragazzo tignoso in prima fila seguire tutta la liturgia. NeibañosdiCacciadiavolo,il gesuita era da diversi anni, con funzioni invero più di spia che di prete, ma nessuno sapeva rispondere alla messa. Il ragazzo sembrava saperla tutta. Pensò a un sacrestano, ma poi temette in tranello del diavolo.
Forse, pensò,“è un uomo che è stato mandato a sfidare la mia fede, a cercare di convertirmi all’Islam.”
Non si sapeva mai; meglio essere prudenti. Eppure, alla seconda messa che vide il ragazzo, non riuscì a non parlargli. Quando Giovanni Dionigi si avvicinò a prendere la comunione, gli disse:
«Ego te benedico, in nomine patris, fili et spiritus sancti.»
«Amen», rispose Giovanni Dionigi. La frase la conosceva ed anche la risposta. Il significato, no.
Dunque, l’incontro con ilDragutnon sarebbe stato vicino.



