
DiLucio Noctis
I Boschi Neri non erano segnati sulle mappe. Non ufficialmente.
Per chi viveva a Calidòr, però, erano un confine invisibile: un luogo dove la legge non entrava e da cui, spesso, non usciva nessuno.
Era lì che la faida tra i Mordelli e i Novaro aveva trovato il suo terreno naturale.
Un labirinto di sentieri, casolari abbandonati, radure che sembravano fatte apposta per sparire qualcuno senza lasciare traccia.
Lorenzo Arduini guidava lungo la strada che portava ai Boschi Neri.
Il procuratore Ferraro gli aveva dato un nome:Vito Loscuro.
Un uomo che era stato vicino ai Merrano, poi ai Novaro, poi a nessuno.
Un uomo che aveva visto troppo, parlato troppo, e vissuto troppo poco.
Il suo omicidio, avvenuto anni dopo quello di Elia, era stato archiviato come regolamento di conti.
Ma Ferraro gli aveva detto una frase che non riusciva a togliersi dalla testa:
«Se capisce Sia, capisce Elia.»
La frase
La strada si stringeva, diventando un serpente d’asfalto che si arrampicava tra gli alberi.
Il cielo era quasi invisibile, coperto da una volta di rami scuri.
Lorenzo parcheggiò vicino a un vecchio casolare di pietra, indicato da Ferraro come uno dei luoghi chiave della faida.
Il silenzio era totale.
Un silenzio che non era pace, ma attesa.
Entrò.
Il pavimento era coperto di foglie secche.
Sul muro, una scritta sbiadita:
“Chi tradisce, muore due volte.”
Lorenzo scattò una foto.
Poi notò qualcosa: un vecchio mozzicone di sigaretta, schiacciato con cura.
Non sembrava avere vent’anni.
Sembrava recente.
Qualcuno era stato lì.
Qualcuno che non voleva essere visto.
Il sorriso amaro
Un rumore.
Un ramo spezzato.
Lorenzo si voltò di scatto.
Un uomo lo osservava dall’ingresso del casolare.
Alto, barba incolta, occhi scuri come la notte dei Boschi Neri.
«Lei non dovrebbe essere qui» disse l’uomo.
«Sto cercando informazioni su Vito Loscuro.»
L’uomo sorrise, ma non era un sorriso amichevole.
«Sia è morto.»
«Lo so.»
«Allora cosa vuole?»
«Capire perché.»
L’uomo entrò lentamente, come un predatore che valuta la preda.
«Sia era un uomo che cambiava bandiera troppo spesso.
E in questi posti, chi cambia bandiera… perde la testa.»
«È stato ucciso dai Mordelli? Dai Novaro? Dai Merrano?»
L’uomo rise.
Una risata breve, amara.
«Lei pensa che qui le cose siano così semplici?
Qui non si muore per un clan.
Si muore per un equilibrio.»
«E Elia Giordani?»
Il sorriso dell’uomo svanì.
«Elia non c’entrava niente con questi posti.»
«E allora perché è morto?»
L’uomo si avvicinò.
Molto.
Troppo.
«Perché qualcuno ha deciso che doveva morire.
E quando qualcuno lo decide…
i Boschi Neri non fanno domande.»
Lorenzo sentì un brivido corrergli lungo la schiena.
«Lei chi è?» chiese.
L’uomo si voltò verso l’uscita.
«Uno che ha visto abbastanza da sapere quando è il momento di andare.»
Fece un passo fuori.
Poi si fermò.
«Un consiglio, giornalista:
non cerchi la verità nei posti sbagliati.
La verità non sta nei boschi.
Sta nelle lettere.»
«Quali lettere?»
L’uomo non rispose.
Scomparve tra gli alberi, inghiottito dal silenzio.
La chiave di tutto
Lorenzo rimase immobile per qualche secondo.
Poi uscì dal casolare.
Il vento era cambiato.
Portava un odore diverso: fumo, legna bruciata, qualcosa che ricordava un falò spento troppo in fretta.
E allora capì.
Le lettere.
Le lettere di cui parlava Ferraro.
Le lettere che avevano dato il nome all’operazione “Lettera Spenta”.
Lettere che qualcuno aveva cercato di far sparire.
Lettere che forse Elia aveva visto.
Lettere che forse erano la chiave di tutto.
Il telefono vibrò.
Un nuovo messaggio anonimo.
“Non tornare nei Boschi Neri.
La prossima volta, non uscirai.”
Lorenzo guardò la strada.
Il casolare.
Gli alberi che sembravano muoversi anche senza vento.
La faida dei Boschi Neri non era finita.
Era solo in attesa del prossimo nome da aggiungere alla lista.
E lui era appena entrato nella lista.




