LabEC: a Catanzaro si chiude con successo il laboratorio creativo di Dedalo

L’arte come linguaggio universale, la creatività come strumento di autonomia e il territorio come spazio di incontro.È questo il bilancio della prima edizione diLabEC – Laboratorio aperto di espressione creativa, il progetto promosso dalla cooperativa Dedalo che ha trasformato il quartiere Pianicello di Catanzaro in un luogo di partecipazione e crescita condivisa per dodici giovani con trisomia 21 e autismo.
Sostenuta dalla Regione Calabria nell’ambito del Programma Operativo Complementare 2014-2020, l’iniziativa ha unito inclusione sociale e valorizzazione del centro storico attraverso un percorso laboratoriale che ha coinvolto artisti, educatori, tutor e famiglie. L’obiettivo non era semplicemente insegnare tecniche artistiche, maoffrire ai partecipanti un’occasione concreta per sviluppare relazioni, manualità, capacità di collaborazione e consapevolezza del proprio ruolo all’interno di un gruppo.
Per il presidente di Dedalo,Guido Mignolli, il vero successo del progetto risiede proprio nel cammino condiviso. «Il valore di LabEC – sottolinea – non sta soltanto nell’opera finale, ma nel percorso che ha portato alla sua realizzazione: incontrarsi, lavorare insieme, confrontarsi e sentirsi protagonisti». Un’esperienza nella quale la diversità non è stata considerata un limite, bensì il punto di partenza per costruire qualcosa di comune.
Le attività sono state coordinate dall’artistaMassimo Sirelli, affiancato dalle artiste-tutorLisa RussoeSilvana De Santis, con il supporto del coordinatore di aula Francesco Nicotera e delle educatrici Luana Colicchia, Sonja Giglio e Rosaria Vono. Incontro dopo incontro, i ragazzi hanno sperimentato pittura, collage, stencil, composizioni materiche e altre tecniche espressive, imparando a scegliere colori, forme e materiali in piena libertà creativa.
Il risultato finale è un grande mosaico-puzzle, presentato durante la seconda edizione diVicoli d’Arteproprio nel quartiere Pianicello. Ogni tessera racconta la personalità di uno dei dodici partecipanti: diversa per colori, segni e composizione, ma indispensabile per dare senso all’intera opera. Una metafora potente dell’inclusione, nella quale l’unità nasce non dall’omologazione, bensì dal riconoscimento delle differenze.
Il progetto ha saputo intrecciare anche altre dimensioni. Accanto all’aspetto sociale, LabEC ha contribuitoalla valorizzazione del patrimonio storico del centro antico di Catanzaro, proponendo una fruizione culturale più partecipata e accessibile. Particolare attenzione è stata inoltre riservata alla sostenibilità ambientale, attraverso l’impiego di materiali ecocompatibili, il recupero di superfici urbane esistenti e pratiche a basso impatto energetico.
Per Dedalo, questa prima edizione rappresenta soprattutto una conferma.Iniziative come LabEC dimostrano che inclusione, cultura e rigenerazione urbana possono procedere insieme, restituendo centralità tanto alle persone quanto ai luoghi. Il laboratorio si conclude così con un’eredità che va oltre l’opera realizzata: quella di una comunità capace di riconoscere il valore dell’unicità e di trasformarla in un progetto collettivo di crescita e partecipazione.




