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Tre stelle per sempre: il cielo di Gioiosa che non dimentica

C’è un punto del cielo – non lo scegliamo noi – in cui il dolore si trasforma in luce. La poesia di Luisa Totino dedicata aVincenzo, Maria Sophie e Grace Fatimanasce esattamente lì: nel varco sottile dove l’assenza diventa memoria, e la memoria diventa scintilla che continua a vivere.
Totino non racconta solo una tragedia: costruisce uncanto di consolazione, un abbraccio narrativo che prova a dare forma all’indicibile. Le sue parole non cercano spiegazioni – perché non esistono – ma cercano un modo per restare accanto a chi soffre, soprattutto a quella madre che ora cammina sola, con un silenzio troppo grande da portare.
L’immagine iniziale è semplice e potentissima: “Tre stelle lassù brillan di più”. Non è solo una metafora, è un gesto di cura. È come se la poetessa dicesse:non sono scomparsi, sono diventati visibili in un altro modo. Sonopresenze luminose, non più accanto a noi, ma sopra di noi, a vegliare.
Il padre e le due figlie diventano un unico respiro, un’unica costellazione che continua a proteggere, a guidare, a ricordare che l’amore non si spezza nemmeno quando la vita lo ferisce.
Totino non nasconde la verità più dura: “di cui solo la madre resta, sola nella tempesta”. È una frase che pesa come pietra, ma che allo stesso tempo apre un varco di speranza. Perché quelle tre stelle non sono solo memoria: sonoforza, sonocammino, sonocompagnia.
La poesia diventa così un gesto di solidarietà verso quella donna che ora deve attraversare l’atroce destino. Le stelle non cancellano il dolore, ma lo illuminano, lo rendono meno buio, meno muto.
Nella parte centrale, la poetessa affronta il mistero della morte con una delicatezza che commuove: “Se lassù c’è l’infinito, la fine è solo un transito spedito”. È una frase che consola senza pretendere di spiegare. La morte non è un abisso, ma un passaggio. Un ritorno. Una casa.
E in questa casa – la Casa del Padre – Totino immagina Vincenzo e le sue bambine accolti da una pace che non conosce più ferite.
La poesia si chiude con un’immagine che rimane nel cuore: tre stelle vicine, rivolte alla madre, e rivolte a noi. Perché il dolore di una comunità non è mai solo individuale: è condiviso, attraversa le strade, le case, le voci. E Totino lo sa bene: per questo affida alla memoria collettiva il compito di custodire quei tre nomi, di non lasciarli scivolare via.
Il suo “Buon ritorno alla Casa del Padre” non è un addio: è un saluto pieno di tenerezza, un modo per dire che l’amore continua, che la luce resta, che la vita non finisce davvero quando è stata così profondamente donata.
Buona lettura:

Tre stelle lassù

Tre stelle lassù
brillan di più,
perché tre anime, da oggi,
son perle preziose
incastonate nello spazio blu.
Tre cuori all’unisono,
un padre, due figlie,
sogni, gioie e speranze
di una famiglia spezzata,
di cui solo la madre resta, sola nella tempesta.
Tre stella lassù
illumineranno il suo cammino,
dandole la forza
per superare l’atroce destino.
Lassù, nella volta celeste,
il silenzio dell’assenza
sussulta, contorce e scuote,
perché nessuna risposta
può spiegare questa sorte funesta.
Ma se lassù c’è l’infinito,
la fine è solo un transito spedito.
Non un vostro sorriso
sarà dimenticato,
né la dolcezza delle piccole sorelle,
né l’amore e la protezione
del loro papà,
diventeranno calore,
luce ed eterna pace.
Saranno tre stelle lassù, vicine,
rivolte alla mamma
ancor quaggiù a lottare
e volte a contemplare
la gloria,
a risplendere, per sempre,
nella nostra memoria.
Buon ritorno alla Casa del Padre,
Vincenzo, Maria Sophie e Grace Fatima.

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