Costume e SocietàLetteratura

Il patto di Rocca Serpente

La lettera che non brucia

DiLucio Noctis

Rocca Serpente non era un paese.
Era un avvertimento.
Case di pietra aggrappate alla montagna, vicoli stretti come gole, un silenzio che sembrava fatto di attesa più che di quiete.
Lorenzo Arduini ci tornò il giorno dopo, guidato da un’unica domanda:cosa aveva visto Vito Loscuro in quel luogo?
Il bar dove aveva parlato con l’uomo robusto era chiuso.
Le serrande abbassate, nessun cartello, nessuna spiegazione.
Come se il locale fosse stato inghiottito dalla montagna durante la notte.
Lorenzo si guardò intorno.
La nebbia era più fitta del giorno precedente.
Ogni passo sembrava un’intrusione.
Poi vide un sentiero.
Stretto, ripido, che si arrampicava verso una radura nascosta tra gli alberi.
Il sentiero che, secondo alcune voci, portava al luogo dell’incontro segreto.
Ilpatto di Rocca Serpente.

La sigla

La radura era piccola, circolare, delimitata da massi antichi.
Al centro, un tronco bruciato.
Intorno, resti di bottiglie, mozziconi di sigarette, un vecchio accendino arrugginito.
Lorenzo si chinò.
Raccolse l’accendino.
Sul metallo, incisa una sigla:
N.N.
Nunzio Novaro.
Il cuore gli accelerò.
Era stato lì.
Proprio lì.
E non era solo.

La presenza

Un rumore alle sue spalle.
Lorenzo si voltò di scatto.
Un uomo lo osservava dal margine della radura.
Alto, magro, con un cappotto scuro e un cappello calcato sugli occhi.
«Non dovrebbe essere qui» disse l’uomo.
«Sto cercando la verità su Vito Loscuro.»
«La verità non è qui.»
«E dove sarebbe?»
L’uomo fece un passo avanti.
«Nelle parole che non sono mai state scritte.
E in quelle che qualcuno ha cercato di bruciare.»
Lorenzo mostrò l’accendino.
«Novaro era qui.»
«Sì.»
«Con chi?»
L’uomo esitò.
Poi parlò.
«Con i Viperiani.»
Lorenzo sentì un brivido.
«Il clan di Rocca Serpente.»
«Non solo.
Con il loro capo:Orso Delcorto, detto Il Viperoso.»
«E cosa si dissero?»
L’uomo guardò il tronco bruciato.
«Si dissero che era arrivato il momento di cambiare le regole.
Che i Mordelli non erano più affidabili.
Che la scissione era inevitabile.
E che, per sopravvivere, bisognava stringere un patto.»
«Un patto contro i Mordelli?»
«Un patto contro chiunque si mettesse in mezzo.»
Lorenzo inspirò lentamente.
«E Vito Loscuro?»
«Era lì.
Nascosto.
Ad ascoltare.»
«E perché non ha parlato?»
L’uomo sorrise amaramente.
«Ha parlato.
Con la persona sbagliata.»

Il posto sbagliato

Lorenzo si avvicinò.
«Chi era la persona sbagliata?»
L’uomo si voltò verso il sentiero.
«Un uomo che non apparteneva ai clan.
Un uomo che non doveva essere lì.
Un uomo che aveva tutto da perdere se quel patto fosse venuto alla luce.»
«Un uomo dello Stato?»
L’uomo non rispose.
Ma il silenzio fu più eloquente di qualsiasi parola.

Il ragazzo pulito

«Ed Elia?» chiese Lorenzo.
L’uomo si fermò.
Inspirò.
Poi parlò con voce bassa, quasi un sussurro.
«Elia era un ragazzo pulito.
Ma era anche un ragazzo curioso.
E la curiosità, in questi posti, è una malattia mortale.»
«Ha visto qualcosa?»
«Ha visto chi è salito su quella montagna.
Ha visto chi è sceso.
E soprattutto…»
L’uomo si avvicinò.
Molto.
Troppo.
«Ha visto chi non avrebbe mai dovuto vedere.»
«Chi?»
L’uomo si allontanò, tornando verso il sentiero.
«Quando lo scoprirà, sarà troppo tardi.»

La riflessione

Lorenzo rimase solo nella radura.
Il vento si alzò, muovendo le foglie come sussurri.
Il telefono vibrò.
Un nuovo messaggio anonimo.
“Non cercare il patto.
Il patto cerca te.”

Lorenzo guardò il tronco bruciato.
L’accendino.
La radura.
Il patto di Rocca Serpente non era solo un incontro.
Era un giuramento.
Un giuramento che aveva cambiato il destino di tutti.
Anche quello di Elia.

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