Costume e Società

“La Locride non è povera, è ferma”: la proposta di Lacopo per la crescita economica

La classifica dei redditi può raccontare una Locride divisa tra comuni ricchi e comuni poveri. Ma, secondo le considerazioni diffuse dal commercialista Ettore Lacopo, una lettura più approfondita dei dati restituisce un quadro diverso: un territorio che dispone di risorse e domanda, ma nel quale l’economia produttiva fatica a crescere.
Nel 2024 Roccella Jonica guida la graduatoria con 21.771 Euro di reddito medio dichiarato, mentre Platì chiude con 12.774. Incrociando dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’IStat, Lacopo osserva che la differenza è spiegata soprattutto dalle pensioni: la loro entità media, che varia da 11.758 Euro a Grotteria a 22.518 a Locri, spiegherebbe l’85% delle differenze tra i 42 comuni. Con gli stipendi dei lavoratori dipendenti si arriverebbe al 95%.
Siderno, dividendo il reddito per tutti i residenti e non soltanto per i contribuenti, passerebbe dal sesto al 25° posto e Gioiosa Ionica dal 26° al 40°.La classifica, sostiene dunque Lacopo, non misura la ricchezza, ma racconta in larga misura la struttura dei redditi esistenti.
I 42 comuni della Locride dichiarano complessivamente 1,31 miliardi di Euro. Il 40% deriva dalle pensioni, il 48% dal lavoro dipendente e appena l’8% dal lavoro autonomo e dall’impresa. Sono quasi 42 mila le persone che dichiarano redditi da lavoro dipendente, mentre le imprese private non agricole impiegano meno di 18 mila addetti. I pensionati sono oltre 31 mila, quasi due per ogni addetto delle imprese private. Il quadro mostra un’economia sostenuta in larga parte da risorse provenienti dall’esterno e ancora legata al mercato interno.
Il quadro demografico rende la questione ancora più delicata. Gli over 65 rappresentano il 24% della popolazione, con 178 anziani ogni 100 ragazzi sotto i 15 anni.Restare fermi significa dunque consumare progressivamente la rendita che oggi sostiene una parte dell’economia locale.
Anche la struttura delle imprese mostra una difficoltà dimensionale. Nella Locride si contano 146 addetti d’impresa ogni mille abitanti, meno della metà della media italiana, che si aggira sui 316. Ogni sede occupa mediamente 2,2 addetti, contro i 3,6 nazionali, e su quasi ottomila unità locali appena 187 superano i dieci addetti. Un addetto della Locride produce fra 18 e 23 mila Euro di valore aggiunto l’anno, contro i circa 30 mila di Reggio Calabria, 36 mila di Bari e 65 mila di Milano.
«Moltiplicare imprese così non crea sviluppo. Farle crescere sì», osserva il commercialista, indicando nella crescita dimensionale una delle principali condizioni per aumentare produttività, investimenti e capacità di assunzione.
Eppure, sostiene Lacopo,la domanda per crescere esiste già. Le presenze straniere nella provincia di Reggio Calabria sono passate dalle 157 mila del 2019 alle 212 mila del 2025, mentre i voli internazionali sugli aeroporti calabresi sono cresciuti di oltre il 40%. L’offerta ricettiva della Locride, però, non avrebbe seguito lo stesso passo: 35 alberghi e circa 2.650 posti letto, invariati negli ultimi sei anni.
Analogo discorso riguarda l’agricoltura. La Locride dispone di 10.400 ettari coltivati a olivo, 2.345 ad agrumi e quasi 600 a vite. Ma le 7.950 aziende agricole hanno mediamente meno di cinque ettari, due su tre producono meno di 8.000 Euro l’anno e soltanto l’1,8% trasforma direttamente il prodotto o svolge attività agrituristica.Il valore aggiunto tende così a formarsi altrove: la Locride produce materie prime e intercetta ancora solo in parte il valore dell’accoglienza e della trasformazione.
Da qui la proposta di Lacopo, che non punta ad aumentare semplicemente il numero delle imprese, ma a favorirne la crescita. Reti d’impresa, consorzi e organizzazioni di produttori potrebbero consentire alle realtà più piccole di acquistare, vendere e investire insieme. Sul fronte agroalimentare servirebbero strutture comuni di trasformazione e valorizzazione dei prodotti locali. Nel turismo, l’obiettivo sarebbe ampliare l’offerta di qualità e distribuirla durante tutto l’anno. Servirebbero inoltre credito e incentivi meglio utilizzati, formazione legata alle filiere dell’agroalimentare, dell’ospitalità e del digitale e una strategia comune per i 42 comuni.
I numeri, precisa Lacopo, non costituiscono una sentenza, ma indicano una direzione.Quella direzione racconta una Locride nella quale le risorse esistono ancora, così come esistono il turismo, la terra e una domanda potenziale, ma manca una struttura produttiva sufficientemente grande e organizzata per trasformare queste opportunità in crescita stabile. La tesi è racchiusa nel titolo dell’analisi:La Locride non è povera. È ferma. E restare immobili non significa conservare l’esistente, ma rischiare di consumarlo lentamente.

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Umberto Landi

Dotato di abilità ai limiti del sovrumano, Umberto appartiene a quella nuovissima categoria di supergiornalisti che sanno farsi notare poco ma sono in grado di produrre tantissimo. La sua capacità di osservazione e la sua rapidità nel produrre testi interessanti ed efficaci è straordinaria, tanto che c’è persino chi è pronto a giurare che sia il frutto di un segretissimo esperimento di bioingegneria. Di poche parole, ha deciso di mettere le proprie capacità al servizio del territorio, senza mai giudicare ma sempre pronto a stimolare le riflessioni degli altri.

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