
DiLucio Noctis
Il vento urlava contro la baracca come un animale ferito. Dentro, il tempo sembrava essersi fermato. La figura con il cappotto chiaro avanzò lentamente, lasciando che la luce della luna rivelasse il suo volto. Un volto che Teresa conosceva. Un volto che non avrebbe mai voluto rivedere.
«Tu… sei Argo», sussurrò.
L’uomo sorrise. Un sorriso elegante, controllato, quasi affettuoso. «Non proprio, Teresa. Io sono solo… il suo volto pubblico.»
Ferretti fece un passo avanti, incredulo. «Non può essere… tu?»
L’uomo lo guardò con un’espressione di finta sorpresa. «Avvocato Ferretti, non faccia quella faccia. Lei è troppo intelligente per non averlo sospettato.»
Rinaldi strinse la pistola. «Lei è in arresto.»
L’uomo rise piano. Una risata che non aveva nulla di umano. «Procuratore… lei non può arrestare ciò che non esiste.»
Il crollo di Teresa
Teresa tremava. Il suo corpo sembrava voler cedere, ma la sua mente era un turbine di immagini confuse. «Io… ti conoscevo», disse. «Eri… eri amico di mio fratello. Venivi a casa nostra. Eri…»
«Ero molte cose», la interruppe l’uomo. «E tu hai visto troppo.»
«Io non ricordo!»
«Ma ricorderai. E questo è il problema.»
Varderi, a terra, tossì. «Non ascoltarlo… Teresa… lui… lui non è quello che sembra.»
L’uomo lo guardò con disprezzo. «Roberto, tu sei sempre stato un problema. Un testimone troppo curioso. Un cane sciolto.»
«E tu… sei un mostro», sussurrò Varderi.
Il potere dietro Argo
Rinaldi avanzò di un passo. «Argo è un progetto illegale. Una rete criminale. E lei ne è il capo.»
L’uomo scosse la testa. «No, procuratore. Io non sono il capo. Io sono… il garante.»
«Il garante di cosa?»
L’uomo si voltò verso la finestra, guardando il mare in tempesta. «Di un equilibrio. Di un ordine che voi non potete capire. Argo non è un’organizzazione. È un sistema. Una rete di protezione. Una struttura che mantiene il controllo dove lo Stato non arriva.»
Ferretti strinse i denti. «Protezione? Avete distrutto vite.»
«Abbiamo evitato il caos», rispose l’uomo. «E Teresa… è l’unica che può far crollare tutto.»
Il ricordo proibito
Teresa si portò le mani alla testa. «Io… io non voglio ricordare…»
«Ma devi», disse l’uomo. «Perché tu hai visto il volto del vero Argo. Non me. Lui.»
Ferretti si voltò verso Teresa.
«Teresa… chi hai visto?» Lei scosse la testa, disperata. «Non lo so… non lo so…»
L’uomo avanzò. «Lascia che ti aiuti.» Allungò una mano verso di lei.
Il gesto inatteso
Un colpo improvviso. Un rumore secco. Un grido. Non una pistola. Non un pugno. Una pietra. Varderi, con le ultime forze, aveva afferrato un sasso dal pavimento e l’aveva scagliato contro l’Uomo in Giacca Scura, colpendolo alla tempia. L’uomo barcollò.
Perse l’equilibrio. Cadde contro il tavolo. «Roberto!» gridò Teresa.
Varderi ansimava, il volto pallido. «Scappa… Teresa… scappa…»
Il caos esplode
Rinaldi approfittò del momento. «Agenti! Bloccatelo!»
Gli agenti si lanciarono sull’Uomo in Giacca Scura, che si rialzò con una rapidità disumana.
Ferretti afferrò Teresa. «Andiamo!»
«No! Roberto!»
«Non c’è tempo!»
La baracca tremò sotto il peso della lotta. Un colpo. Un urlo. Un vetro che si frantuma.
Il vento entrò come una lama.
L’inutile fuga
Teresa venne trascinata fuori da Ferretti. Il mare urlava. La notte era un vortice di ombre.
Dietro di loro, nella baracca, l’Uomo in Giacca Scura si liberò degli agenti con una forza impossibile.
Rinaldi gridò: «Fermati!» L’uomo si voltò verso di lui. «Non potete fermare Argo.»
Poi guardò Teresa, fuori dalla porta. «E tu… non puoi scappare da ciò che sei.»
La baracca tremò. Un altro colpo. Un altro urlo. E la notte inghiottì tutto.




