Protesta contro la riforma dei programmi di filosofia nei Licei

DiSharon Bennici
Sono state raccolte oltre 21mila firme nella petizione online suchange.orglanciata da 60 professori universitari che hanno denunciato la decisione del Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di escludere dalle tabelle dei programmi di filosofia dei Licei autori come Spinoza, Marx, Gramsci, Fichte e Schelling, insieme a una lettura molto riduttiva di Kant e Leibniz e l’indicazione di scegliere uno tra Locke, Hobbes e Rousseau per studiarne il pensiero politico, al fine di suggerire l’insegnamento “per grandi temi e problemi filosofici”, piuttosto che seguire l’evoluzione cronologica. Il programma di filosofia proposto dal Ministro fa parte delle nuove “Indicazioni nazionali per i Licei” presentate in primavera e che hanno coinvolto più materie, tra le quali l’italiano, per cui il Ministro ha proposto lo slittamento dell’insegnamento dei Promessi Sposi dal secondo anno al quarto anno. Proposta la cui risposta immediata è stato il lancio di una petizione online con lo scopo di raccogliere quante più firme possibili per chiedere al Ministro di mantenere l’insegnamento dell’opera al secondo anno, e ha poi suscitato vive reazioni dal mondo dei docenti, per il quale ha preso la parola lo storico e professore universitario Alessandro Barbero con un videomessaggio sui suoi canali social. Un atto analogo si è verificato con questa seconda proposta riguardante il riassetto degli autori di filosofia studiati, dove a parlare è stato Massimo Cacciari, uno dei filosofi più influenti del panorama contemporaneo, Co-fondatore della Facoltà di Filosofia del San Raffaele a Milano ed ex professore ordinario di Estetica all’Università di Venezia Ca’ Foscari, città dove ha conseguentemente assunto la carica di sindaco. Cacciari ha duramente criticato queste scelte, definendole «un atto di scemenza», e «incomprensibile e temeraria» la decisione di tagliare fuori capisaldi della filosofia moderna, politica e sociale che hanno segnato la storia del pensiero europeo, incitando anche il Ministro a fare un passo indietro e a scusarsi per una riforma che, a suo dire, dimostra una grave superficialità nella gestione dell’istruzione superiore. Come si legge nel lungo commento sottostante la petizione lanciata da Cacciari e colleghi, si tratta di “esclusioni non innocenti” che fanno parte della “nuova egemonia culturale del governo”. I firmatari, tuttavia, riconoscono che i nomi citati siano solo a titolo esemplificativo e non vincolante, ma ritengono che le esclusioni siano talmente “inopinate” da non poter essere “innocenti”, e che la riforma “è un vero disastro, una polpetta avvelenata”, il cui unico risultato sarebbe quello di “consegnare a una nuova generazione di studenti una formazione debole, priva di respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la complessità del mondo contemporaneo”. La Presidente della Commissione incaricata di rivedere i programmi, Loredana Perla, ha spiegato all’ANSA che «sarebbe impossibile menzionare i nomi di tutti i filosofi della scuola di pensiero» e pertanto «sono indicati i movimenti e le correnti di cui essi fanno parte», ma i firmatari della petizione rivendicano che non soltanto Marx non viene citato neppure una volta, ma che anche il marxismo viene curiosamente nominato soltanto assieme alla Scuola di Francoforte. Cacciari torna a definire questa scelta come «un’impostazione che impoverisce lo sviluppo del pensiero critico degli studenti» e che cerca di neutralizzare la profondità critica della filosofia. Ciò che desta sconcerto, secondo quanto scrivono i primi 60 professori firmatari della petizione, è il dilettantismo con il quale si cerca di risolvere il problema di uno studio poco approfondito del “secolo breve” (il Novecento), spesso sacrificato dai programmi scolastici incapaci di ricomprenderlo tutto, e le nuove linee guida che non fanno altro che peggiorare l’attuale situazione. Tra i commenti sul sito della petizione appare in primo piano quello di una studentessa, che sostiene che “togliere filosofi significa togliere, a noi studenti, la possibilità di pensare davvero. Studiare bene la filosofia significa sviluppare un pensiero critico e con questa riforma ci vogliono togliere proprio questo!»




