Pasquale Tridico sul futuro incerto della Calabria tra promesse e realtà

Un filo politico e narrativo unico attraversa le dichiarazioni di Pasquale Tridico nelle ultime settimane, tra Bruxelles e la Calabria, e restituisce l’immagine di una regione sospesa tra annunci e indicatori economici che raccontano tutt’altra storia rispetto alla comunicazione istituzionale.
Il punto di partenza è la questione demografica e sociale. Tridico richiama dati IStat rilanciati da Il Sole 24 Ore secondo cuidal 2019 il Mezzogiorno ha perso il 7,6% dei residenti tra i 18 e i 35 anni, pari a 313 mila giovani, mentre il Nord è cresciuto. In questo quadro la Calabria emerge tra le aree più colpite, con cali particolarmente marcati nelle province di Crotone e Reggio Calabria. Il dato più significativo, sottolinea, riguarda la qualità della migrazione:sei giovani su dieci che lasciano il Sud sono laureati.
È qui che si innesta la critica alla gestione regionale guidata dal presidente Roberto Occhiuto, accusato di raccontare una Calabria distante dai numeri reali. Secondo Tridico, mentre la comunicazione politica insiste su cantieri e social media, “la risorsa più preziosa continua a partire”. Nel mirino anche alcune misure regionali ritenute insufficienti rispetto alla scala del problema, come il contributo ai diplomati, definito un intervento dal valore simbolico ma incapace di competere con le dinamiche del mercato del lavoro.
Sul piano strutturale, il ragionamento si allarga alla capacità della regione di trattenere capitale umano e attrarne dall’esterno. Vengono citati dati secondo cuiil 94% degli imprenditori in Calabria è nato nel Mezzogiorno, segnale di una scarsa capacità attrattiva, mentre cresce la quota di dirigenti che scelgono il Centro-Nord. La previsione IStat per il prossimo decennio, con un ulteriore calo dell’8,55% della popolazione under 35, viene letta come un avvertimento sulla traiettoria futura.
Accanto al tema demografico si colloca quello delle politiche europee e dello sviluppo regionale. In un intervento congiunto con il consigliere regionale Enzo Bruno, Tridico contesta la narrazione dei risultati sui fondi UE, sostenendo chela Calabria sarebbe in ritardo nella spesa del programma FESR FSE+ 2021-2027, con livelli di avanzamento giudicati insufficienti rispetto alla dotazione complessiva. Nel ragionamento rientra anche il ruolo del PNRR, considerato parte delle risorse oggi rivendicate dalla Regione ma di origine europea e nazionale.
La critica si concentra su quello che viene definito un modello di governo basato su frammentazione degli interventi e scarsa capacità di programmazione, con il rischio di perdita dei fondi se non si accelera la spesa entro le scadenze previste. Da qui la proposta politica: concentrare le risorse su lavoro, sanità territoriale, infrastrutture e diritto allo studio, riducendo la dispersione degli interventi.
Un altro fronte di scontro riguarda la sanità e il confronto istituzionale con la giunta regionale. Tridico interviene anche sul commissariamento sanitario, contestando la comunicazione del presidente e richiamando i rilievi della Corte dei conti. Nel suo ragionamento,l’uso di toni offensivi verso l’opposizione viene letto come segnale di debolezza politica e istituzionale, mentre viene rivendicato il ruolo di controllo democratico esercitato dalle minoranze.
Sul piano europeo, l’europarlamentare M5S accoglie positivamente l’avanzamento del progetto sull’euro digitale, definendolo uno strumento di inclusione e riduzione dei costi dei pagamenti. L’impianto della proposta viene interpretato come un rafforzamento della sovranità monetaria europea e come risposta alle fragilità dei territori periferici, dove la chiusura degli sportelli bancari rende più difficile l’accesso ai servizi finanziari.
Infine, il tema istituzionale dei sottosegretari alla Presidenza della Regione Calabria viene trasformato in una questione di principio costituzionale. Dopo il via libera dei giudici al referendum abrogativo, Tridico sostiene che la scelta ora sia politica:ritirare la riforma o lasciare che siano i cittadini a decidere, sottolineando il costo economico dell’operazione e la sua natura non prioritaria rispetto alle emergenze regionali.
Nel complesso, il quadro che emerge dalle dichiarazioni è quello di una Calabria descritta come laboratorio di contraddizioni: da un lato la narrazione di sviluppo, dall’altro indicatori demografici, economici e amministrativi che restituiscono una realtà più complessa. Una distanza che, nelle parole dell’europarlamentare, non può essere colmata dalla comunicazione politica ma solo da scelte strutturali e verificabili nei dati.




