Reggio Calabria: misure cautelari per un incendio di rifiuti e per una presunta frode alla Sanità

Due distinte operazioni coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria hanno portato all’esecuzione di misure cautelari nell’ambito di indagini che riguardano, da un lato, un incendio di rifiuti speciali e pericolosi nei pressi dell’aeroporto dello Stretto e, dall’altro, un presunto sistema fraudolento ai danni del Sistema Sanitario Nazionale e Regionale.
Nel primo procedimento, eseguito dalla Polizia Locale di Reggio Calabria, è stata applicata la misura cautelaredell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria nei confronti di un uomo di 67 anni, ritenuto dal giudice per le indagini preliminari gravemente indiziato del reato di incendio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il rogo avrebbe interessatoun ingente cumulo di rifiuti, anche speciali e pericolosi, in località San Gregorio di Mortara, in un’area situata a ridosso dell’AeroportoTito Minnitie nelle vicinanze del torrente Valanidi.
Ben più articolata la seconda inchiesta, condotta daiCarabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Reggio Calabria, con il supporto del Gruppo Carabinieri per la Tutela della Salute di Napoli e dei reparti territorialmente competenti. L’indagine ha portato all’esecuzione di un’ordinanza del GIP che disponemisure cautelari coercitive e interdittive nei confronti di sei persone, tra cui medici e farmacisti.
Nel dettaglio,tre indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, uno è stato raggiunto dalla misura interdittiva della sospensione dall’ufficio pubblico e dal divieto di esercitare la professione medica per sei mesi, mentre altri due sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sonocorruzione, truffa aggravata ai danni del Sistema Sanitario e falsità ideologica.
Le indagini, coordinate dalla Procura reggina, si sono sviluppate attraverso intercettazioni, perquisizioni, sequestri, acquisizione di documentazione e raccolta di testimonianze.Secondo il quadro indiziario ricostruito dagli investigatori, sarebbe stato messo in piedi un sistema finalizzato a ottenere indebiti rimborsi pubblici attraverso la compilazione di ricette mediche false.
Al centro dell’inchiesta vi sarebbela titolare di una farmacia della provincia di Reggio Calabria, che, secondo l’accusa, avrebbe agito con la complicità del padre, anch’egli medico, di una dipendente della farmacia e di tre medici di medicina generale. Le prescrizioni sarebbero state intestate a pazienti ignari, senza alcuna reale valutazione clinica o necessità terapeutica. In cambio, ai medici sarebbe stato corrispostoun compenso pari al 10% del valore dei farmaci indicati nelle ricette, mentre la farmacia avrebbe ottenuto rimborsi per medicinali che, secondo gli inquirenti, non sarebbero mai stati effettivamente dispensati.
Entrambi i procedimenti si trovano nella fase delle indagini preliminari. Come ricordato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, le persone raggiunte dalle misure cautelaridevono pertanto ritenersi presunte innocenti fino all’eventuale accertamento definitivo delle rispettive responsabilità nelle successive fasi del procedimento penale.



