CronacaReggio Calabria

La difesa Bruzzaniti: “Basta processi mediatici fondati sul cognome”

«Basta processi mediatici fondati sul cognome». È questo il senso dell’intervento dell’avvocata Guendalina Chiesi, difensore di fiducia di Leone e Natale Bruzzaniti, dopo la pubblicazione sulCorriere della Calabriadel 5 ottobre di un articolo che ricostruisce presunti rapporti tra la famiglia Bruzzaniti e Michele Senese nell’ambito delle inchiesteAssedioeRoma Diabolika.
La difesa interviene per sottolineare una distinzione che, soprattutto nel racconto della cronaca giudiziaria, considera essenziale:una ricostruzione investigativa non coincide con una contestazione penale e, a maggior ragione, non equivale a un fatto definitivamente accertato. Secondo quanto riferito dall’avvocata, né Leone né Natale Bruzzaniti sono imputati nei due procedimenti, né destinatari delle relative ordinanze cautelari; per i fatti richiamati nell’articolo, inoltre, a Natale Bruzzaniti non sarebbe stato notificato alcun avviso di conclusione delle indagini ai sensi dell’articolo 415-bis del codice di procedura penale.
Il nucleo della vicenda, spiega la difesa, risale a una conversazione intercettata il 2 maggio 2019, nella quale si parla anche della possibilità di investimenti nel settore energetico e del fotovoltaico. La ricostruzione giornalistica collega quell’episodio a un precedente rapporto carcerario attribuito a Leone Bruzzaniti e Senese, dal quale deriverebbe l’espressione “alleanza strategica”.La difesa contesta però che tale espressione possa essere letta come una contestazione penale formalmente rivolta a Leone Bruzzaniti nei processi richiamati.
Quanto a Natale Bruzzaniti, l’avvocata Chiesi sottolinea inoltre che il riferimento a un possibile investimento non dimostrerebbe che l’operazione sia stata effettivamente realizzata. A sostegno di questa posizione richiama la testimonianza resa il 28 aprile 2026 nel processoAssediodal colonnello dei Carabinieri Danilo Lacerenza, il quale, secondo quanto riportato nel comunicato, avrebbe parlato di “incontri preliminari” e di una partecipazione di Bruzzaniti non “fattivamente” dimostrata.
È proprio su questo confine che la difesa concentra la propria contestazione.Raccontare che una persona compare in un’intercettazione o in una ricostruzione investigativa non significa poterla presentare come protagonista di attività criminali accertate.La stessa avvocata ricorda che Natale Bruzzaniti è incensurato e lavora come insegnante nel Nord Italia, sostenendo che la continua associazione del suo nome alla ’ndrangheta rischia di produrre un grave pregiudizio reputazionale.
Il comunicato richiama anche precedenti interventi della difesa. Nel 2025, dopo articoli pubblicati daIl Messaggeroe7Colli.itche accostavano Natale Bruzzaniti alla ’ndrangheta nell’ambito delle notizie sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, dettoDiabolik, erano state presentate una diffida, una denuncia-querela e segnalazioni agli organismi disciplinari dell’Ordine dei giornalisti. Secondo quanto riferito dalla difesa,Il Messaggeroavrebbe successivamente eliminato il riferimento nominativo a Natale Bruzzaniti, mentre 7Colli.it avrebbe pubblicato nel febbraio 2026 una rettifica.
La nuova presa di posizione arriva dunque nel nome di una richiesta di cautela nel rapporto tra informazione e giustizia.La libertà di stampa e il diritto di cronaca giudiziaria, sostiene l’avvocata Chiesi, non possono trasformare un’ipotesi investigativa in una certificazione definitiva di colpevolezza, né una relazione famigliare in una responsabilità penale.La difesa ha pertanto trasmesso una formale diffida e richiesta di rettifica alCorriere della Calabria, riservandosi ulteriori iniziative nelle sedi competenti.
Il punto sollevato dalla difesa riguarda, in definitiva, una delle questioni più delicate del giornalismo giudiziario: raccontare gli atti senza sovrapporre l’ipotesi all’accertamento. Una distinzione che tutela insieme il diritto dei cittadini a essere informati e quello delle persone coinvolte a non essere condannate dal racconto mediatico prima che a pronunciarsi siano i tribunali.

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Oὐδείς

Oὐδείς (pronuncia üdéis) è il sostantivo con il quale Ulisse si presenta a Polifemo nell’Odissea di Omero, e significa “nessuno”. Grazie a questo semplice stratagemma, quando il re di Itaca acceca Polifemo per fuggire dalla sua grotta, il ciclope chiama in soccorso i suoi fratelli urlando che «Nessuno lo ha accecato!», non rendendosi tuttavia conto di aver appena agevolato la fuga dei suoi aggressori. Tornata alla ribalta grazie a uno splendido graphic novel di Carmine di Giandomenico, la denominazione Oὐδείς è stata “rubata” dal più misterioso dei nostri collaboratori, che si impegnerà a esporre a voi lettori punti di vista inediti o approfondimenti che nessuno, per l’appunto, ha fino a oggi avuto il coraggio di affrontare.

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