Franco Primiero: un uomo, un attore, un legame profondo con la Calabria

Un ricordo intenso e carico di suggestioni lega il Mar Ionio, la mitologia e il cinema nel commosso omaggio a Franco Primiero, scomparso nei giorni scorsi a Magisano. A tracciarlo è Francesco Stanizzi, che rievoca il loro unico incontro sul set del film-documentario Figli del Minotauro di Eugenio Attanasio, girato sulle rive mitologiche di Caminia di Stalettì, davanti alla Grotta di San Gregorio.
“Io Ulisse, tu Re Italo”, scrive Stanizzi, evocando quella scena iniziale del film che li vede protagonisti: l’approdo del navigante greco e il primo incontro con il sovrano autoctono. Uno sguardo lungo e silenzioso, ripetuto più volte per la rigorosa poetica del regista, capace di racchiudere il senso di un passaggio storico e simbolico, l’inizio di quella terra che diventerà Magna Graecia, faro culturale del mondo. In quell’istante, racconta Stanizzi, non c’era finzione, ma la percezione autentica di trovarsi davanti a un Re fiero e accogliente, interpretato con naturale regalità da Primiero, vestito dai costumi di Stefania Frustaci e diretto da Attanasio con il supporto di Salvatore Paravati e Nicola Carvello.
Fuori dal set, gli incontri furono pochi, ma sempre carichi dello stesso rispetto e della stessa aura: la statura, lo sguardo profondo e sorridente, la barba, i gesti misurati. “Prima di lui Re Italo era una leggenda – conclude Stanizzi – ora Franco Primiero gli ha dato un volto, entrato nella storia, premiato nei più importanti festival cinematografici internazionali”.
Al ricordo dell’attore si unisce quello, altrettanto toccante, del regista Eugenio Attanasio, che saluta l’amico ripercorrendo anni di cammini, escursioni e collaborazioni tra la Sila Piccola, la Sila Grande e la Sila Greca. Primiero, escursionista appassionato e profondo conoscitore della montagna, viene descritto come un vero nume tutelare della Sila e dell’ambiente, generoso, carismatico, sempre pronto a condividere saperi, funghi, asparagi e storie.
Nel cinema documentario di Attanasio, Franco Primiero aveva prestato il suo volto a figure simboliche e storiche, da San Bartolomeo da Simeri al monaco Efrem, fino a diventare l’attore feticcio del regista. Amato e soprannominato “Dersù”, come il personaggio di Kurosawa, incarnava lo spirito dei boschi e l’anima buona delle montagne calabresi, che promuoveva e rispettava con passione autentica.
«Non possiamo accompagnarti in quest’ultimo cammino – conclude Attanasio – ma il tuo spirito resterà sempre con noi, nei sentieri percorsi insieme, nelle storie raccontate, nelle immagini che continuano a vivere sullo schermo». Un addio che è anche gratitudine, per un uomo capace di trasformare la vita, il cinema e la natura in un unico, coerente racconto.




