Attualità

Forfettari: “Non siamo un’eccezione fiscale”

Dalla Segreteria UIFOR

«Il regime forfettario non è un’eccezione del sistema. È la sua anticipazione. Non riconoscerlo sarebbe un errore politico. Riconoscerlo sarebbe un atto di visione.»
È il messaggio lanciato da Vincenzo Castellano, Presidente di UIFOR – Unione Italiana Forfettari, intervenuto al terzo panel della tre giorni del Consiglio Confederale di FENAPI Group, a cui hanno partecipato il Sottosegretario Claudio Durigon, parlamentari e rappresentanti delle organizzazioni sindacali e datoriali.
Nel suo intervento, Castellano ha posto al centro del dibattito il tema del lavoro autonomo in regime forfettario come componente strutturale del sistema Paese, richiamando l’articolo 1 della Costituzione.
«La Repubblica è fondata sul lavoro – ha affermato – non su una forma di lavoro. Nel 1948 il lavoro aveva un volto prevalente: industriale, subordinato, concentrato. Oggi il lavoro è autonomo, digitale, diffuso nei territori, nelle Aree Interne. Una partita IVA su due è in regime forfettario. Non possiamo continuare a leggere la Costituzione con le categorie del Novecento».
Secondo il presidente di UIFOR, il lavoro autonomo in regime forfettario rappresenta oggi una forma moderna di sussidiarietà concreta, sviluppo diffuso e innovazione.
«Il forfettario incarna il passaggio da un’idea di lavoro come fatica subita a un’idea di lavoro come responsabilità scelta. Non è una parentesi fiscale, ma la forma più estesa di autoimprenditorialità italiana».
Nel merito delle proposte, Castellano ha annunciato le battaglie che UIFOR porterà avanti all’interno di FENAPI Group e nei tavoli istituzionali:

  • piena rappresentanza e rappresentatività del lavoro autonomo in regime forfettario nei tavoli di confronto su fisco e lavoro;
  • possibilità di costituire per legge società e cooperative tra forfettari, superando l’attuale paradosso per cui l’aggregazione pregiudica l’accesso al regime fiscale;
  • strumenti strutturali di accesso al credito;
  • welfare dedicato al lavoro autonomo, con mutualità prevalente e previdenza complementare incentivata;
  • deducibilità dei costi virtuosi legati a formazione, innovazione e investimenti tecnologici;
  • aumento del limite degli 85 mila euro con introduzione di una flat tax duale proporzionale, «più bassa per i redditi più bassi e più alta per quelli superiori, con meccanismi di detrazione capaci di garantire la progressività costituzionale».

«Non una flat tax ideologica – ha precisato – ma una flat tax intelligente, capace di favorire crescita, emersione del nero e fiducia tra contribuente e Stato. La vera riforma fiscale non è aumentare la pressione o aggiungere complessità alla complessità. È creare fiducia».
Tra le proposte avanzate anche una flat tax territoriale per le Aree Interne, per favorire ripopolamento, investimenti e rilancio economico.
«Le Aree Interne non hanno bisogno di assistenza. Hanno bisogno di attrattività».
Nel passaggio conclusivo, Castellano ha lanciato un appello ai rappresentanti istituzionali presenti.
«Se la Repubblica è fondata sul lavoro, dobbiamo chiederci: oggi tutela davvero tutte le forme di lavoro o continuiamo a proteggere soprattutto quelle del secolo scorso? Che sistema Italia vogliamo? Un’Italia che concentra ricchezza in pochi poli o un’Italia che diffonde opportunità in ogni territorio?»
«La Repubblica non deve cambiare l’articolo 1. Deve avere il coraggio di riconoscere che il lavoro è cambiato. E quando una Repubblica riconosce chi crea valore con responsabilità e libertà, non è più solo fondata sul lavoro: è guidata dal lavoro».

Redazione

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