Costume e SocietàLetteratura

Le certezze di Locri

La legge è uguale per tutti

DiGiuseppe Pellegrino

«Se questa colpa non è sotto l’egida di Afrodite, ma sotto l’impudicizia sanzionata dalle leggi di Zaleuco, a voi il giudizio. Io ne subirò le conseguenze. Ma domando a voi, che che siete i custodi delle leggi, che senso ha accecare un adultero ,quando noi ogni anno, a ogni primavera, prostituiamo le nostre donne vergini, per pagare un tributo a una colpa che nessuno di noi ha mai commesso.»
Tirso così finì il suo discorso, deludendo che si aspettava il duello diretto con Zaleuco con un attacco veemente e pieno di invettive, come era nel suo stile, invece di un ragionamento equilibrato e accorato. A volte, anche giusto. Ma Tirso sembrava ora un uomo acquietato, senza desideri né obiettivi. Egli, invero, era terrorizzato dalla cecità, ma non aveva paura della morte. La cosa lasciò perplesso Zaleuco. E, tuttavia, il Legislatore pensò che il suo compito andava oltre le persone, ma era finalizzato allaPolis. Perciò non fece grandi sconti al giovane. Era con la mente assente quando una voce gli disse:
«Tocca a te, Zaleuco». Era la voce di Agesidamo.
Zaleuco si alzò molto lentamente dallo scranno. Volutamente rivolto verso il popolo mise la mano alla benda che copriva l’occhio sinistro e poi lentamente accarezzò il cappio che aveva al collo. Sapeva che i locresi avrebbero capito. Ricordava così ai locresi che non aveva privilegiato nessuno, neppure suo figlio. Sempre rivolto verso il popolo, il Pastore cominciò:
«Locresi! Voi ricordate la vergogna di Aiace Oileo e l’oltraggio a Cassandra. Per quell’oltraggio i locresi hanno sempre pagato un grande tributo per acquietare la Dea Minerva offesa. Voi sapete che se ogni anno prostituiamo le nostre figlie con la Festa della Sacra Prostituzione, ciò facciamo per riparare alla vergogna delle nostre madri che ci ha costretto a fuggire dalla madre Patria. Voi sapete che tutti noi siamo figli di schiavi e di servi. Voi sapete che abbiamo abolito la schiavitù perché i figli degli schiavi e dei servi possono essere solo schiavi e servi. Voi sapete, la nostra nobiltà è stata salvata da chi poteva per discendenza imporre il nome ai figli. Ma questo non poteva bastare. Occorreva che, agli occhi degli Dei, i locresi dessero prova che un errore commesso non sarebbe stato giammai ripetuto. Costumi morigerati fanno un popolo. Una vita parca e senza lussi fortifica gli animi. Così abbiamo fatto. Dalle madri, dalle donne delle cento case, abbiamo ricevuto il nome, per ricordare agli Dei che noi discendevamo da stirpe divina e, oggi, siamo un popolo rispettato e temuto. Non è molto il tempo che è passato per adeguare le leggi. Un popolo, unaPolis, sono riconoscibili dagli altri popoli dai costumi che hanno e che tutti ricordano ed è troppo vicina la vergogna per non ricordare che il tradimento delle mogli che avevano i mariti in guerra da lungo tempo, generò figli di servi e di schiavi che costrinse i locresi a fuggire nottetempo e di fretta dalla amata Locri, patria di Oileo, guidati da una donna e da un capitano. Voi ricordate i racconti dei vostri padri sulla paura di essere raggiunti e trucidati, perché figli bastardi di donne adultere. Vi hanno raccontato della sete, della fame, della fatica che uomini e donne sopportavano sulle navi e che cercavano una terra dove nessun greco fosse prima stato, dove nessuno sapesse chi eravamo e da dove venivamo. E, oggi, se abbiamo l’orgoglio di dire che siamo Locresi e che gli spartani si sentono onorati di combattere al nostro fianco, oggi che nessuno osa ricordare le nostre origini, ebbene, tutto questo lo dobbiamo alle nostre leggi. Niente è eterno, neppure le leggi dettate da Minerva. Ma la nostra è unaPolisnata da poco e poco basta per rinnovare l’antica vergogna. Dobbiamo rispettare le nostre leggi stabilite e permanenti. Se ciascuno di noi penserà di poter acconciare una legge a ogni sua esigenza, nessuna legge sarà abbastanza duratura da poter garantire l’ordine delle cose. Nessuna legge che non sia duratura sarà ricordata fuori dallaPolisda stranieri ammirati che grideranno al passaggio di un locrese: “Solo a Locri la legge è certa”. Nessuna legge formerà il carattere dei giovani, alla cui vita la patria deve garantire certezze. Voi, o Chiloi, voi che rappresentate le certezze di Locri. Voi giudicate se di certezze Locri può ancora vivere».
Qui il Legislatore si fermò e non andò oltre. Se la perorazione della modifica di Tirso aveva avuto un grande impatto emotivo, la difesa di Zaleuco era improntata a una concretezza estrema. Non si allontanarono iChiloidall’Agorà. Ciascuno di loro si pronunciò liberamente sulle proposte, seppur nessuno commentasse la sua stessa decisione. Alla fine non un Aristos si pronunciò a favore di Tirso. La decisione deiChiloiera certo fondata su convinzione della giustezza della legge, ma non fu estraneo il timore che incuteva Zaleuco.
Agesidamo non si era mosso dal suo scranno mentre tutti gli altriChiloistavano sempre in piedi.

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