Come la nascita della Cina comunista cambiò il destino del mondo

Bentornati aQuel che Nessuno vi ha detto, rubrica con la quale analizziamo eventi storici avvenuti nella data di pubblicazione, valutandone le implicazioni e le conseguenze che ancora oggi influenzano la società contemporanea.
Ci sono date che, pur appartenendo alla storia di una nazione, finiscono per cambiare la storia del mondo intero e il 1º ottobre 1949 è sicuramente una di esse. Quel giorno, dalla porta di Tienanmen, a Pechino, Mao Zedong proclamò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, dopo decenni di guerre e divisioni.Non si trattava soltanto della vittoria del Partito Comunista sul Kuomintang, ma dell’ingresso di una nuova potenza nella storia contemporanea, destinata a diventare uno dei protagonisti della politica mondiale.
La caduta dell’impero nel 1911 aveva lasciato spazio a una lunga fase di instabilità, segnata dalla frammentazione politica e dall’invasione giapponese. La guerra civile tra comunisti e nazionalisti, ripresa dopo la Seconda guerra mondiale, si concluse con la vittoria delle forze di Mao e il ritiro di Chiang Kai-shek e del Kuomintang a Taiwan.La proclamazione del 1949 segnò la conclusione della fase decisiva della guerra civile, ma anche l’inizio di una frattura politica che, attraverso lo Stretto di Taiwan, non è ancora stata ricomposta.
Il nuovo Stato si presentò come una rivoluzione capace di restituire unità e indipendenza a una nazione segnata da guerre e umiliazioni. Il progetto di Mao, tuttavia, andava ben oltre la conquista del potere. La riforma agraria ridistribuì le terre e colpì il tradizionale potere dei proprietari fondiari; lo Stato assunse progressivamente il controllo dell’economia e la collettivizzazione trasformò la società rurale.Il Partito Comunista non si limitò a governare la Cina: costruì un nuovo ordine politico, economico e sociale fondato sul marxismo-leninismo e sulla centralità dello Stato.
Alla ricostruzione del Paese si accompagnarono campagne politiche, repressione del dissenso e concentrazione del potere. Il Grande balzo in avanti, lanciato nel 1958 per accelerare industrializzazione e collettivizzazione, provocò una devastante carestia nella quale morirono decine di milioni di persone, secondo le principali stime storiche. La Rivoluzione culturale, iniziata nel 1966, aprì poi una nuova fase di persecuzioni e violenze, colpendo istituzioni, intellettuali e milioni di cittadini.La parabola maoista mostra così quanto possa essere profonda la distanza tra le promesse di emancipazione di una rivoluzione e le conseguenze di un potere privo di efficaci contrappesi.
Anche sul piano internazionale, il 1949 cambiò gli equilibri. La nascita della Repubblica Popolare rafforzò il campo comunista nella Guerra fredda. L’alleanza con l’Unione Sovietica fu importante nei primi anni, ma non impedì l’emergere di profonde divergenze tra Pechino e Mosca. Negli anni Settanta arrivò inoltre al riavvicinamento con gli Stati Uniti.La rivoluzione cinese aveva ormai superato i confini nazionali, contribuendo a ridisegnare la geografia politica del Novecento.
La morte di Mao, nel 1976, aprì una fase diversa. Con Deng Xiaoping e le riforme avviate alla fine degli anni Settanta, la Cina introdusse meccanismi di mercato, attirò investimenti stranieri e si integrò progressivamente nell’economia mondiale, senza mettere in discussione il monopolio politico del Partito Comunista. La crescita fu straordinaria e la Cina divenne una grande potenza manifatturiera, sviluppò rapidamente il settore tecnologico e contribuì a sottrarre alla povertà centinaia di milioni di persone. L’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio, nel 2001, accelerò ulteriormente questo processo.
L’apertura economica, però, non coincise con una liberalizzazione politica. La repressione delle proteste di piazza Tienanmen nel 1989 rese evidente la volontà del Partito di mantenere il proprio controllo.La Cina contemporanea è il risultato di questa singolare combinazione: un’economia profondamente integrata nei mercati globali e, allo stesso tempo, un sistema politico fondato sul governo di un unico partito.
Oggi la Repubblica Popolare è una potenza economica, commerciale, tecnologica, diplomatica e militare. Le sue decisioni incidono sui mercati e sulla sicurezza internazionale. La competizione con gli Stati Uniti, la questione di Taiwan e il crescente ruolo internazionale di Pechino mostrano quanto sia lontano il Paese del 1949.
A settantasette anni da quel discorso di Mao, ricordare la nascita della Repubblica Popolare significa dunque guardare a una delle più profonde trasformazioni della storia contemporanea.La Cina di oggi non può essere compresa senza la rivoluzione del 1949, così come il significato di quella rivoluzione non può essere separato dalle trasformazioni che l’hanno seguita.Tra continuità politica, modernizzazione economica e ambizioni globali, la storia iniziata a Tienanmen continua a proiettare la propria ombra sul presente. Il passato continua così a determinare il mondo nel quale viviamo.
Foto daRénmín Huàbào nº 9 dell’anno 1966, Pubblico dominio




