
DiLucio Noctis
Pippo Merrano non era un uomo qualunque.
Non era un capo, non era un soldato, non era un diplomatico.
Era qualcosa di diverso: un visionario.
Uno che voleva cambiare le regole del gioco, non per il bene del clan, ma per il proprio.
E in un mondo come quello di Calidòr, cambiare le regole significa una sola cosa:
morire.
O far morire qualcun altro.
La ricerca
Lorenzo Arduini era seduto nella piccola biblioteca comunale di Portofermo, circondato da faldoni polverosi e documenti dimenticati.
Aveva ottenuto l’accesso a una serie di atti giudiziari relativi all’OperazioneCenere Bianca,Bosco NeroeLettera Spenta.
Tre indagini, un solo filo conduttore: Merrano.
Ogni documento raccontava la stessa storia, ma con sfumature diverse.
Merrano non voleva più essere un semplice affiliato.
Voleva creare un proprio gruppo.
Un proprio “colore”.
Un colore che non rispondeva ai Mordelli.
Né ai Novaro.
Né ai Viperiani.
Un colore che rispondeva solo a lui.
Una scoperta
Lorenzo trovò una nota interna, scritta a mano da un investigatore ormai in pensione:
“Merrano sta cercando uomini.
Non soldati.
Testimoni.
Gente che ha visto cose.
Gente che può essere ricattata.”
Testimoni.
La parola gli rimase in testa.
Elia era un testimone.
Un testimone inconsapevole.
Un ragazzo che aveva visto troppo senza capire cosa stesse guardando.
E questo, per Merrano, era perfetto.
Un testimone inconsapevole è più utile di uno consapevole.
Perché non sa di essere in pericolo.
E non sa di essere una pedina.
Il brivido
Lorenzo chiuse il fascicolo. Si alzò.
Andò verso la finestra della biblioteca.
Fuori, Portofermo era immersa in una luce grigia, quasi metallica.
Le persone camminavano come se non volessero essere viste.
Come se sapessero che qualcosa stava per accadere.
Il telefono vibrò.
Un messaggio da un numero sconosciuto.
“Merrano non voleva uccidere Elia.
Voleva usarlo.”
Lorenzo sentì un brivido.
Rispose:“Usarlo per cosa?”
La risposta arrivò dopo pochi secondi.
“Per provare che il Mastro non controllava più tutto.”
Lorenzo si sedette.
Inspirò lentamente.
Se Merrano voleva dimostrare che il Mastro non era più onnipotente, aveva bisogno di un gesto eclatante.
Di un evento che destabilizzasse gli equilibri.
Di un sacrificio.
E chi meglio di un ragazzo innocente, presente al matrimonio sbagliato, nel momento sbagliato, testimone di un incontro che non doveva esistere?
La sfida
Lorenzo tornò ai documenti.
Trovò un’intercettazione tra Merrano e Alfred “Il Libanese”.
Merrano:“Il ragazzo ha visto.”
Alfred:“Non sa cosa ha visto.”
Merrano:“Non importa.
Se lo tocco, il Mastro reagisce.
E se reagisce… allora non è più intoccabile.”
Lorenzo chiuse gli occhi.
Era tutto lì.
Merrano non voleva eliminare Elia per quello che sapeva.
Voleva eliminare Elia per quello cherappresentava.
Un messaggio.
Un avvertimento.
Una sfida.
Una dichiarazione di guerra al Mastro.
L’incomodo
Ma qualcosa era andato storto.
Qualcuno aveva anticipato Merrano.
Qualcuno aveva ucciso Elia prima che Merrano potesse usarlo.
Qualcuno che voleva proteggere il Mastro.
O forse… qualcuno che voleva incastrare Merrano.
Lorenzo si alzò.
Andò verso l’uscita della biblioteca.
Fuori, la luce era cambiata.
Il cielo era diventato scuro, come se una tempesta stesse per esplodere.
Il telefono vibrò di nuovo.
“Non cercare Merrano.
Merrano è già morto.”
Lorenzo si fermò.
Inspirò.
Guardò il messaggio.
Poi un secondo messaggio arrivò.
“Ma il suo colore no.”
Il tentativo
Il colore nuovo.
Il colore che Merrano aveva cercato di creare.
Il colore che aveva messo in moto la catena di eventi che aveva portato alla morte di Elia.
Quel colore era ancora vivo.
E qualcuno lo stava usando.
Qualcuno che non aveva mai smesso di osservare.
Qualcuno che aveva tutto da perdere se la verità fosse venuta a galla.
Qualcuno che, forse, era molto più vicino di quanto Lorenzo immaginasse.




