
DiAnna Costa
E il Poeta triste disse a me, che interrogavo la vita:
Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L’ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s’affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Abisso
abisso nero,
non orrido
echeggiante di note soavi
mi culla
in sconosciute dimensioni.
Ritorno
da luoghi lontani.
La morte
È un dolce dormire.
Non puoi…
non puoi lasciare
consanguineo sangue
e legami fraterni nel dolore.
Una voce sussurra:
ritorna…
l’incerto
ti affascinerà ancora.




