Costume e Società

Il Canto degli Italiani: nascita e vicissitudini del nostro inno nazionale

DiSharon Bennici

Giosuè Carducci ricorda che ilCanto degli Italianifu composto l’8 settembre 1847, in occasione dei primi moti genovesi per le riforme e la guardia civica, e divenne presto l’inno dell’unità e dell’indipendenza, risuonando in tutta la Penisola tra il 1848 e il 1849. Il compositore fu Michele Novaro e i testi di Goffredo Mameli, un patriota e repubblicano all’epoca solo ventenne, sostenitore del motto della Rivoluzione franceseLiberté, Egalité, Fraternité. Dopo il debutto n occasione della commemorazione del centenario della rivolta del quartiere genovese di Portoria contro gli occupanti asburgici durante la guerra di successione austriaca, ilCanto degli Italianidivenne il nuovo simbolo del Risorgimento, ma il nostro Inno non ebbe vita facile, tanto più con il fascismo, dal momento che Achille Starace, segretario del PNF, vietò qualsiasi cantico che non fosse quello della Rivoluzione fascista e che non contenesse riferimenti espliciti al Duce. IlCanto degli Italianitornò a riecheggiare nell’Italia meridionale liberata dagli Alleati con l’armistizio di settembre del 1943 ed ebbe un buon successo negli ambienti antifascisti dove si affiancò alla canzone partigianaBella ciao. Ma la mancata ufficialità della scelta dell’inno nazionale con l’approvazione della Costituzione, che di fatto decretò solo l’utilizzo del Tricolore sancito nell’articolo 12, fu fonte di confusione nei primi anni della Repubblica, anche in vista delle Olimpiadi del 1948, poiché non si sapeva bene quale canzone patria utilizzare per celebrare l’entrata della Nazionale Italiana ai Giochi, periodo in cui, pure, du “colonna sonora” delle raccolte fondi destinate alla popolazione italiana uscita devastata dal secondo conflitto mondiale. Nonostante ciò, ilCanto degli Italianicontinuò a essere soggetto a critiche e a proposte di sostituzione con altri canti, ma il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in carica dal 1999 al 2006, attivò un’opera di valorizzazione e di rilancio del Canto, ripristinò anche il 2 giugno come giorno festivo per ricordare la nascita della Repubblica Italiana e operò in una più generale valorizzazione dei simboli patri italiani. L’iniziativa è stata successivamente ripresa e alimentata anche dal suo successore Giorgio Napolitano, con particolare risalto per la celebrazione del 150º anniversario dell’Unità d’Italia, avvenuta il 17 marzo del 1861. Così iniziò a venire insegnato il Canto, assieme agli altri simboli patri italiani e alla sua storia, nelle scuole e in quegli stessi anni la Nazionale giovanile di calcio lo cantò per la prima volta prima dell’incontro, come ormai è divenuta consuetudine, con la Nazionale avversaria. Il 15 dicembre 2017 l’iter si è finalmente concluso definitivamente con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge numero 181 del 4 dicembre 2017, avente titoloRiconoscimento del Canto degli Italiani di Goffredo Mameli quale inno nazionale della Repubblica, che è entrata in vigore il 30 dicembre. Tuttavia, attualmente la Costituzione italiana non contiene un articolo specifico che citi l’inno nazionale perché esso è stato riconosciuto ufficialmente come inno nazionale soltanto tramite la legge ordinaria numero 181 del 2017. Proprio perché esso è privo di rango costituzionale a (quasi) 80 anni dalla nascita della Repubblica, la proposta principale di modifica dell’articolo 12 della Costituzione arriva dalla Fondazione Insigniti Omri, presieduta dal prefetto Francesco Tagliente, che ha avanzato una proposta formale alle istituzioni parlamentari con l’obiettivo di garantire una tutela costituzionale all’Inno Italiano inserendolo di fatto nella Costituzione, accanto alla Bandiera Tricolore. «Non è solo una questione formale e giuridica, ma è anche un investimento civile e formale» ha dichiarato Tagliente, sottolineando come l’Inno rappresenti «la voce stessa della Repubblica» e costituisca un elemento di identità nazionale che «parla al cuore degli italiani» e «rafforza la loro appartenenza a questa terra». La proposta di modifica costituzionale è stata già trasmessa ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, con l’obiettivo di avviare un percorso legislativo condiviso che dia finalmente dignità giuridica a questo simbolo patrio. L’inserimento dell’Inno nazionale nella Costituzione italiana non sarebbe un atto di semplice retorica, ma una scelta di profondissimo valore civico, un riconoscimento formale del ruolo che questo simbolo ha nella costruzione e nel mantenimento della nostra identità collettiva. Significherebbe dire, con chiarezza, che l’Italia non è solo un territorio, non è solo un sistema giuridico, ma è un popolo che condivide valori, memoria e speranza. E nulla impedisce di affermare che l’Inno di Mameli è patrimonio comune. Metterlo per iscritto nel nostro documento fondamentale è un modo per rinsaldare i legami tra istituzioni e cittadini, giovani e anziani e persone di diversa estrazione sociale e culturale. L’Inno non è solo tradizione, è identità, è appartenenza, è Italia. Il Paese è quindi maturo e il consenso sociale dovrebbe essere forte, e speriamo lo sia. Inserire l’Inno di Mameli in Costituzione non è solo un atto di amore verso il passato storico complicato ma è una promessa verso il futuro.

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