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La musica come guida: a tu per tu con Giuliano De Angelis

Dopoaverne presentato le qualità artistiche, abbiamo intervistato Giuliano De Angelis per comprendere meglio cosa si cela dietro il suo grande talento e cosa aspettarci dai prossimi appuntamenti con la sua musica.
Sei un violoncellista di talento, ma cosa significa la vita, per te?
La musica è la mia guida, un modo per esplorare emozioni e pensieri, e per comunicare senza parole. È un linguaggio universale che unisce le persone, oltre le barriere di lingua, cultura e tempo. Suonare mi fa sentire vivo, mi permette di connettermi con la mia essenza e di condividerla con gli altri. Credo che questo sia il senso della vita: cercare e dare qualcosa di prezioso, che nutra e ispiri.
In un mondo in continua evoluzione quale ruolo ha la musica classica?
La musica classica, pur affrontando sfide in un panorama musicale in continua evoluzione, conserva una bellezza intrinseca e una profondità senza tempo. Sebbene non goda della stessa visibilità dei generi più popolari, vanta un pubblico devoto e offre un’esperienza unica a chi si dedica all’ascolto attento.
Pensi che la musica classica possa trasformare le persone?
La musica classica, ascoltata con attenzione, può trasformarci. Non è un’esperienza veloce, ma richiede tempo e apertura. In un mondo frenetico, offre una pausa, un luogo di quiete, riflessione e bellezza senza tempo. Non si digerisce rapidamente, ma si assapora come un’opera d’arte che, ascoltata con attenzione, parla profondamente. Può insegnarci a rallentare, a guardarci dentro e ad ascoltare veramente.
Come violoncellista, come vivi la musica nella tua quotidianità?
La musica è tante cose per me. La pratica quotidiana è meditativa: mi immergo nel violoncello, svuoto la mente e sono completamente presente. È un’esperienza che mi radica, ma allo stesso tempo è un’esplorazione continua. Ogni brano è un nuovo viaggio, un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo, una sfumatura nascosta. La musica è un percorso senza fine, con sempre qualcosa di nuovo da scoprire, imparare e perfezionare.
Come pensi che la tua musica possa influenzare chi ti ascolta?
Spero di trasmettere emozioni sincere attraverso la musica. Non mi concentro sul messaggio razionale, ma sull’intensità dell’espressione. Credo che la musica abbia il potere di evocare emozioni che le parole non possono esprimere. Se il mio violoncello può suscitare una sensazione, una riflessione o una gioia nell’ascoltatore, allora ho raggiunto il mio scopo. La musica è uno specchio dell’anima, in cui ognuno può trovare qualcosa di suo.
Come hai conosciuto la musica e perché hai scelto il violoncello?
Sono l’unico musicista in famiglia, ma la musica classica mi ha sempre circondato grazie a mio padre. Mia madre e sua madre avevano voci straordinarie. Il violoncello non l’ho scelto io, è stato lui a scegliere me. Da giovane suonavo la chitarra e amavo il jazz e il rock. Un amico portoghese, un mandolinista, mi regalò un cd di Rostropovich. Quell’ascolto mi ha cambiato la vita, come se avessi ritrovato una parte di me. Ho studiato al conservatorio, praticando ogni giorno. Nonostante le difficoltà, mi sono diplomato a Modena con Marianne Chen in sei anni. Anni tostissimi, ma fondamentali per la mia crescita.
Quali sono stati i momenti più memorabili delle tue tournée internazionali?
La tournée negli Stati Uniti è stata indimenticabile: esibizioni da solista in tre Stati diversi con orchestre storiche. Importante anche la mia prima tournée in Cina: 15 concerti in città diverse, con una grandiosa orchestra e auditorium all’avanguardia. Infine, il Doppio Concerto di Brahms al Parco della Musica di Roma per un evento di beneficenza con laTabor Internationale l’ElemosineriaVaticana.
Cosa ti spinge a suonare in ensemble piuttosto che da solista?
La musica da camera è indubbiamente la forma che preferisco. È un equilibrio tra il lavoro di squadra e l’espressione individuale. In un gruppo, si è parte di un tutto, ma si può mantenere la propria identità. C’è una connessione profonda tra i musicisti, che va oltre l’aspetto musicale, un’esperienza che ti permette di conoscere le persone anche sotto il piano umano. È come una piccola società, con regole e spazi da rispettare.
Come concili i tuoi impegni artistici con quelli da Direttore artistico di festival musicali?
La chiave è la dedizione totale. Ogni giorno è una lunga giornata di studio e lavoro. Sono una persona molto impegnata, ma sento che questo è il mio dovere, la mia missione. Non potrei immaginare di fare altro.
Hai insegnato in masterclass in Italia e negli Stati Uniti. Cosa ti spinge a condividere la tua esperienza?
Insegnare è fondamentale per me, un modo per restituire ciò che ho ricevuto dai miei maestri e dalla mia esperienza. Ai giovani consiglio di prepararsi al massimo, non solo musicalmente, ma anche nella vita professionale: comunicare, conoscere la legge, gestire l’ego e rispettare gli altri sono essenziali. Oggi, un grande musicista deve essere preparato sotto ogni aspetto.
Progetti futuri?
Oltre ai festival, sto lavorando a una delle mie produzioni preferite: l’iconicoTriplo Concertodi Beethoven. Lo eseguirò a Roma (dove vi aspetto alla Chiesa di San Paolo entro le mura proprio oggi, domenica 6 aprile), Cassino e Cervinara con musicisti straordinari.

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Ilaria Solazzo

La pugliese Ilaria Solazzo risponde in pieno alla definizione di “multitasking”. Giovane donna, ha alle spalle mille differenti attività: la redazione di libri, una buona esperienza nel campo della grafica, la pubblicazione di vari testi e non solo! È anche appassionata di lettura (specie la fantascienza), moda, costume e poesia. È giornalista pubblicista, blogger… e tanto altro. Dal decennio di nascita - gli anni ‘80 - ha ereditato la passione per la televisione che, per lei, si incarna nel binomio Carrà/Cuccarini. Dinamica, professionale, seria, ama la vita a colori.

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