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Giuseppe Falcomatà elogia il modello Reggio per i nidi, ma la povertà resta una priorità

Il consigliere regionale del Partito Democratico Giuseppe Falcomatà interviene sui temi dei servizi educativi per la prima infanzia e della lotta alla povertà, richiamando la Regione Calabria e il Governo nazionale alle proprie responsabilità.
Analizzando lo studio della UIL sui servizi educativi per la prima infanzia, Falcomatà sottolinea come Reggio Calabria riesca a mantenere le tariffe mensili più contenute dell’intera regione, andando incontro ai bisogni delle famiglie. Un risultato ottenuto grazie a un uso responsabile e mirato dei fondi europei, che ha permesso alla città di compiere un salto storico: da zero a tre asili nido, con la prospettiva di arrivare presto a nove strutture operative.
Nel dettaglio, il consigliere regionale ricorda l’attivazione degli asili di Archi e Gebbione, seguiti da quello del CeDir, e l’imminente inaugurazione della scuola dell’infanzia di San Brunello, demolita e ricostruita da zero secondo elevati standard di qualità, efficienza e comfort. A questi si aggiungeranno Pellaro, Arghillà, Gallico, Ciccarello e Parco Caserta, portando i posti complessivi da zero a 355, con quote agevolate e senza gravare sui costi sociali ed economici delle famiglie.
Secondo Falcomatà, se Reggio Calabria avesse dovuto contare esclusivamente sui trasferimenti statali, oggi avrebbe ancora zero asili nido. Da qui la critica a un Governo nazionale definito assente, che continua a non considerare i nidi servizi essenziali per le famiglie, aggravando le disuguaglianze, soprattutto nel Mezzogiorno. In questo contesto, per il consigliere regionale, l’Autonomia differenziata voluta dal centrodestra rischia di amplificare ulteriormente le distanze tra i territori, creando differenze siderali tra i Comuni, a danno delle fasce più deboli.
«Sugli asili nido – evidenzia Falcomatà – abbiamo dimostrato che si tratta di una vera battaglia di civiltà, fondamentale non solo sul piano educativo, ma anche sociale ed economico, soprattutto per le mamme spesso escluse dal mercato del lavoro proprio per l’assenza di questi servizi». Oggi, aggiunge, le famiglie reggine possono contare su luoghi sicuri per la crescita dei propri figli, senza che questo rappresenti un peso insostenibile.
Accanto al tema dei servizi educativi, Falcomatà richiama con forza anche l’emergenza povertà, commentando i dati IStat analizzati da Banco Alimentare. In Calabria, evidenzia, una famiglia su quattro vive in condizioni di povertà relativa e oltre 400 mila persone sono costrette ogni giorno a scegliere tra il cibo e le cure. Numeri che, per il consigliere regionale, rappresentano il fallimento di un modello di governo incapace di garantire i diritti fondamentali della persona.
«Da sei anni – afferma – i Comuni sono stati lasciati soli ad affrontare l’aumento della povertà, l’emergenza sanitaria, il disagio abitativo e l’isolamento sociale, mentre il welfare pubblico è stato progressivamente indebolito, trasferendo responsabilità senza risorse e senza una visione strutturale». A sostenere la quotidianità di migliaia di cittadini, oggi, sono soprattutto le associazioni di volontariato, la Chiesa, le parrocchie e realtà come Banco Alimentare, che suppliscono alle carenze delle politiche regionali.
Falcomatà chiarisce però che la solidarietà non può sostituire le istituzioni. Dietro i numeri, sottolinea, ci sono volti, storie, famiglie, giovani madri, padri e anziani, e non è accettabile che la dignità delle persone dipenda da una rete informale di aiuti. Serve invece una svolta immediata, fondata su investimenti seri nelle politiche sociali, nel diritto alla salute e nel sostegno ai Comuni e alle persone più fragili.
«In questo momento storico – conclude Falcomatà – la lotta alla povertà deve essere la priorità assoluta della Regione Calabria». Un appello diretto anche al presidente Roberto Occhiuto, invitato a concentrarsi sulle vere emergenze e a non cedere a logiche di partito, come avvenuto con il sostegno all’Autonomia differenziata. Perché, ribadisce il consigliere regionale, una Regione che costringe i propri cittadini a scegliere tra il pane e le cure ha già perso.

Umberto Landi

Dotato di abilità ai limiti del sovrumano, Umberto appartiene a quella nuovissima categoria di supergiornalisti che sanno farsi notare poco ma sono in grado di produrre tantissimo. La sua capacità di osservazione e la sua rapidità nel produrre testi interessanti ed efficaci è straordinaria, tanto che c’è persino chi è pronto a giurare che sia il frutto di un segretissimo esperimento di bioingegneria. Di poche parole, ha deciso di mettere le proprie capacità al servizio del territorio, senza mai giudicare ma sempre pronto a stimolare le riflessioni degli altri.

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