Attualità

Giornalisti in sciopero: contratto fermo, diritti in bilico e qualità dell’informazione a rischio

DiSharon Bennici

Il 27 marzo scorso si è svolta la seconda giornata di un pacchetto di cinque per lo sciopero nazionale dei giornalisti e delle giornaliste di tutta Italia. La terza giornata è stata proclamata per domani, 16 aprile. Il comunicato della FNSI, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, cioè il sindacato unitario dei giornalisti, ha indetto lo sciopero nazionale per il rinnovo del contratto con gli Editori, rappresentati dalla FIEG, la Federazione Italiana Editori Giornali. La FIEG non ha aderito allo sciopero, ma ciò che viene deciso nelle trattative tra FIEG e FNSI alla fine riguarda tutti i giornali e giornalisti, indipendentemente dalla loro adesione allo sciopero.
Questo il comunicato della FNSI: “Le giornaliste e i giornalisti tornano a scioperare per il rinnovo del contratto, fermo da dieci anni: un caso unico tra i lavoratori dipendenti in Italia. Avere un contratto aggiornato non è un privilegio. Essere pagati in modo dignitoso è un diritto, come lavorare senza precarietà, fare informazione libera e indipendente. Dal 2016 è cambiato tutto: più lavoro, più piattaforme, meno tutele. Gli stipendi invece sono rimasti fermi o addirittura diminuiti. Senza diritti e senza dignità, il giornalismo si indebolisce. E quando si indebolisce il giornalismo, si indebolisce anche la democrazia. Questo sciopero non difende privilegi. Difende un principio semplice: il nostro lavoro vale”. È uno sciopero per la dignità. E dignità è esattamente la parola d’ordine che spinge le giornaliste e i giornalisti italiani a tale protesta.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito il contratto dei giornalisti la «prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani». Un contratto che gli editori stanno smontando pezzo dopo pezzo a tal punto che oggi la qualità dell’informazione si sta deteriorando e gli stipendi del settore sono stati erosi dall’inflazione e hanno perso il 20% del potere d’acquisto. Gli editori intascano risorse milionarie dai governi ma investono poco nelle aziende e nella qualità dell’informazione professionale. Al contrario, rifiutano regole basilari come quella che regola l’uso dell’intelligenza artificiale, evidentemente pronta a sostituire i giornalisti che rappresentano il vero cuore dell’informazione.
L’Unione Sindacale Giornalisti Rai, in una nota diffusa lunedì 23 marzo, ha ricordato la solidarietà espressa verso i lavoratori dipendenti di due importanti gruppi editoriali italiani attivi nel settore dell’informazione online, accusati e multati per un totale di circa 8 milioni di euro dall’INPS per contratti sottopagati o irregolari verso i propri giornalisti. I gruppi coinvolti, secondo quanto riportato dalle diverse testate e dalla stessa FNSI, sono Citynews, l’editore ditoday.ite di numerose altre testate locali, e Ciaopeople, editore difanpage.it. A fronte della multa l’editore di Citynews ha deciso di licenziare 6 giornalisti e ha interrotto 15 contratti di collaborazione. Contro questa scelta il Comitato USIGRai ha deciso di proclamare 48 ore di sciopero a sostegno delle colleghe e dei colleghi di Citynews, perché è impensabile che a pagare siano sempre e solo i lavoratori, prima sottopagati e poi licenziati per rientrare dai costi della sanzione dell’INPS.
Ma i giornalisti del futuro potrebbero essere pagati ancora di meno e avere la strada spianata per lo sfruttamento del lavoro autonomo, tanto che al tavolo dell’equo compenso davanti al governo è stata proposta una tabella dei contratti ancora più bassi di quella già bocciata nel 2016 dal Consiglio di Stato.
Gli articoli 1, 4, 35 e 36 della Costituzione in materia di lavoro rischiano di essere violati nel settore giornalistico a causa di contratti precari, ritardi nei rinnovi e retribuzioni non adeguate. Un giornalista precario o malpagato è più vulnerabile ai condizionamenti esterni, il che mina direttamente l’articolo 21 della Costituzione e la dignità del lavoro prevista dalla stessa Costituzione, secondo la quale ogni lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

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