
DiGiuseppe Pellegrino
Zaleuco era vecchio e il pensiero non lo irritò, questa volta. Neppure l’orbita cava fece capricci, ma restò quello che era: il nulla. Non pensò più a niente. Neppure a Imena. Neppure a suo figlio. Prese la spada e la appoggiò per terra dal lato dell’impugnatura, cercando tra una pietra e l’altra del lastrico dell’Agorà un fessura per un appoggio. La trovò e vi appoggiò il ferro. Con una mano, poi, lo teneva dritto e con l’altra con le dita saggiava al tatto il taglio. Grande arma aveva fatto Diodoro, l’artigiano siculo che lavorava il ferro a Centocamere. Solo i Traci sapevano lavorare così bene il ferro. Ora,tutta la sua vita passò davanti ai suoi occhi.Quanto utili erano state le leggi di Minerva per Locri. Quante lacrime e quanto sangue per custodirle intatte. “Perdonami Minerva– pensò, piano, il nomotheta. –Perdona, Minerva, questo tuo servo, che non ha saputo essere integro custode delle tue leggi fino alla fine”. Così pensò piano, ma ebbe la sensazione di gridare e di vedere il popolo li attorno che sentiva il suo pensiero. Appoggiò il petto sopra la punta della spada, che le mani tenevano ferma, come per prendere le misure. Poi, di scatto, alzò il busto e si fece cadere di botto sulla punta che lo trafisse. Tanta linfa vitale sgorgò dal suo petto, ma la ferita non lo uccise sul colpo. Guardò la gente e con gli occhi chiese: “Perché non mi aiutate a porre fine alla sofferenza?”. Poi pensò che quella era la giusta punizione per chi aveva sbagliato, una lenta e dolorosa agonia. La gente fece cerchio attorno a un vecchio che stava curvato su un lato in posizione fetale, ma non si avvicinò troppo. Voleva dire tante cose, prima di andarsene, ma dalla bocca ora usciva un rantolo ora sangue. Facce stravolte, che trattenevano il pianto, guardavano un uomo che moriva per rispettare se stesso. Ma a Locri i morti non si piangevano. Ora, Zaleuco teneva l’impugnatura della spada con le mani, come se volesse spingerla più dentro o volesse tirarla fuori. Il corpo si inarcava con spasmi improvvisi e involontari e il rigurgito di sangue lo soffocava. Finalmente, il corpo si distese con lo sguardo verso il cielo; l’unico occhio chiuse la palpebra per il fastidio della luce. Solo la bocca non cessava di sputare sangue.Ma non vi era più dolore e sofferenza. Anche un tempo infinitamente lungo finisce.
I locresi seguirono l’agonia del magistrato con rispettoso silenzio, ma senza fare nulla per impedire il gesto, limitare l’agonia. Fecero solo corona per accompagnare Zaleuco nel suo ultimo viaggio. Nessuno di loro pensò che il Pastore sarebbe andato a miglior vita nell’Ade, ma ciascuno era convinto che Locri aveva perduto per sempre il suo Legislatore.
Così morì Zaleuco. Si dice. Così, invero, morì anche Caronda. Si dice.
Ma io posso assicurare te, mio unico lettore, che la storia è andata proprio così. Perché io c’ero.




