Autismo e ADHD, Un Mondo Di Mondi chiede una riforma della salute mentale

La diagnosi non dovrebbe essere l’unica porta d’accesso all’aiuto. È questo il principio che, secondo l’associazione reggina Un Mondo Di Mondi, emerge dalla revisione indipendente commissionata dal Governo britannico sulle diagnosi di autismo e ADHD e che potrebbe offrire spunti anche all’Italia. In una nota del 19 ottobre, Giacomo Marino richiama il rapporto conclusivo britannico e invita le istituzioni italiane, a partire dalla Regione Calabria, a ripensare il sistema di sostegno.
L’iniziativa britannica è stata avviata nel dicembre 2025 dal ministro della Salute Wes Streeting, anche in risposta alla crescita delle richieste di valutazione diagnostica, che ha contribuito a mettere sotto pressione il servizio sanitario. La commissione indipendente era presieduta dallo psicologo clinico Peter Fonagy, docente all’University College London, con Gillian Baird e Sir Simon Wessely. Dopo una versione provvisoria pubblicata a giugno, il rapporto definitivo è uscito il 9 ottobre. Lo studio, composto da 599 pagine, è accompagnato da una sintesi di 25 pagine e da allegati di 230 pagine, disponibili sul sito del Governo britannico.
Per l’associazione, il documento affronta una questione che riguarda anche l’Italia:il rischio che disagi comuni vengano trasformati in diagnosi cliniche senza una valutazione adeguata del loro impatto sul funzionamento della persona. Alcuni sintomi riconducibili all’autismo o all’ADHD non possono essere tradotti automaticamente in una diagnosi, perché possono riflettere difficoltà legate all’ambiente, alle relazioni o alle condizioni di vita. Quando questo accade, sostiene la nota, si rischia di indirizzare le persone verso interventi non adatti, lasciando irrisolte le cause effettive del disagio.
Il rapporto evidenzierebbe inoltre come la necessità di ottenere un sostegno possa alimentare la domanda di diagnosi, quando quest’ultima rappresenta l’unico canale per accedere ai servizi. La nota richiama inoltre le pressioni commerciali dell’industria farmaceutica e della sanità privata e critica percorsi diagnostici che non distinguerebbero con rigore il disagio non patologico dai disturbi che compromettono il funzionamento quotidiano.
Il rapporto richiama la diffusione di test online e offerte di valutazione promosse sui social media da operatori privati. Secondo l’associazione, tra le raccomandazioni figura la richiesta di sottoporre tutte le valutazioni diagnostiche per autismo e ADHD alla regolamentazione della Care Quality Commission, oltre al divieto di pubblicità diretta al pubblico di tali valutazioni da parte di aziende private finanziate dal Servizio sanitario nazionale.
La ricerca, riferisce Un Mondo Di Mondi, osserva che i dati epidemiologici di base relativi ad autismo e ADHD sarebbero rimasti stabili e invita quindi a non interpretare ogni crescita delle richieste come prova di un aumento equivalente delle patologie. Una parte del malessere sarebbe invece legata a fattori sociali, come l’insicurezza economica, l’incertezza sul futuro, l’uso pervasivo dei social, la carenza di sonno e una scuola non sufficientemente inclusiva.Il disagio, in questi casi, non va ignorato, ma affrontato anche attraverso interventi sociali e servizi adeguati, senza ricorrere automaticamente alla medicalizzazione.
La proposta più ampia del rapporto è una riforma del sistema di salute mentale, affinché il sostegno non dipenda esclusivamente dal possesso di una diagnosi. L’obiettivo è passare a un modello fondato sulla valutazione dei bisogni e sulla disponibilità di risposte concrete nei diversi ambiti della vita, dalla scuola alla famiglia, dal lavoro alla casa, mantenendo la diagnosi quando è clinicamente necessaria. Un simile approccio, secondo la ricerca citata, potrebbe offrire un aiuto anche alle persone che da anni attendono una valutazione.
L’associazione ritiene che questo quadro sia riconoscibile anche in Calabria e nel resto d’Italia. Secondo la nota, famiglie con risorse economiche limitate e scuole in difficoltà nel seguire gli alunni che restano indietro negli apprendimenti possono trovarsi a dipendere dalla diagnosi per ottenere un supporto. Un sistema costruito in questo modo rischierebbe di confondere la necessità di aiuto con quella di una classificazione clinica, con conseguenze sanitarie, sociali e economiche.
Da qui l’appello conclusivo rivolto alla politica italiana e calabrese:assumere l’esperienza britannica come occasione per rivedere le politiche di salute mentale, garantendo sostegni adeguati anche a chi vive un disagio che non configura necessariamente una patologia. Secondo l’associazione, così si tutelerebbero meglio le persone, senza fare della diagnosi l’unica chiave per accedere all’assistenza.




