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Alla scuola multietnica di Camini il Premio Mario Lodi

Riceviamo e pubblichiamo

Mercoledì 28 ottobre Eraldo Affinati consegnerà alla scuola multietnica di Camini, in provincia di Reggio Calabria, il Premio Mario Lodi.
Pensato e promosso dall’associazione nazionale Amica Sofia, che si occupa da oltre vent’anni di promozione e ricerca nella filosofia con i bambini e con i ragazzi nella scuola e nella società, di cui Mario Lodi era socio onorario, il Premio, giunto alla sua settima edizione, ha voluto quest’anno celebrare quella che può essere riconosciuta come esempio e modello di un’altra scuola, per un altro mondo possibile.
Si tratta di una piccola scuola di un piccolo paese della Locride, rinata circa dieci anni fa dalle ceneri dello spopolamento e da un destino segnato di “ridimensionamento” che avrebbe portato a breve alla chiusura. Oggi, da un’unica pluriclasse della scuola primaria, a Camini si è passati ad avere un corso intero, che parte dalla scuola dell’infanzia e arriva alle soglie di una futura possibile scuola secondaria di primo grado. Un inversione di rotta che ha portato dall’emigrazione all’immigrazione anche molti residenti, che ora lavorano come docenti e collaboratori nel rinnovatissimo plesso scolastico. Nei mesi scorsi è stato Lorenzo Terranera, che da anni in estate contribuisce a rendere sempre più bello questo piccolo centro della Locride, a rinnovare completamente, insieme ai volontari della cooperativa Jungi Mundu e dei campi di Libera, i locali della scuola, che avremo quindi l’occasione di presentare al pubblico, alla presenza di Affinati, del Sindaco Pino Alfarano e dei rappresentanti di Jungi Mundu e Amica Sofia, che da anni collabora con la comunità di Camini proponendo percorsi di dialogo filosofico con i bambini e con gli adulti.
Ma da dove è partita questa imprevista rinascita? Tutto rinasce quando un gruppo di giovani di Camini decide che è arrivato il momento di darsi da fare e di provare a invertire la tendenza fatale delle rotte migratorie, per le quali da generazioni e generazioni gli abitanti del posto si trovavano inevitabilmente costretti a immaginare e progettare altrove, molto lontano da qui, il loro futuro lavorativo. Ed ecco che in questo straordinario tentativo di invertire le rotte, a venire incontro ai giovani “caminoti” sono stati proprio loro, i nuovi migranti, quelli che a centinaia raggiungono disperatamente le coste calabresi alla ricerca di un’altra vita, di un’altra storia. Diversissime le provenienze, tantissimi i paesi rappresentati negli anni nella comunità accogliente di Camini, che ha saputo valorizzare queste presenze, ridare speranza e ricostruire competenze, inserire nel mondo del lavoro e in una società pronta a “interagire” piuttosto che ad “integrare”.
Ne è nato anche un progetto di ricerca che ha visto e vede la partecipazione di tante università italiane e che si popone di diventare centro di studi e di residenze artistiche, per tentare di illuminare il buio delle tenebre fatte di sospetto, ostilità, conflitto, che sempre più ci avvolgono. Per provare a contrastare la propaganda implacabile di chi sventola bandiere fatue pur di incoraggiare quell’onda nera che monta ormai dappertutto in Europa e che rischia di travolgerci tutti.
Nelle classi di Camini, nessuno potrà mai pensare di calcolare percentuali e di distinguere nazionalità e confini. Non esistono “italiani” e non esistono “stranieri”. Esiste solo l’esempio luminoso e incoraggiante di una possibilità diversa di vivere le attese e le speranze racchiuse e troppo spesso soffocate nel nostro inquieto presente.

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