Attualità

I fabbricanti di paura

Dal Coordinamento Camere Penali Calabresi

Si capisce perché l’11 febbraio un acceso sostenitore del no, dopo aver rivolto una bordata di insulti a un magistrato di Palmi reo di simpatizzare per la riforma, abbia confessato che il rogo che avrebbe  volentieri acceso per il dissidente dipendeva non da un’idea anche solo vaga sui contenuti del quesito sul quale saremo chiamati a votare ma dal fatto che Gratteri, “il grande”, sponsorizza il no.
I Gratterian’s non hanno bisogno di conoscere per deliberare. Credere Obbedire Combattere è il motto. La loro guida Suprema sa da quale parte sta il bene, il resto appartiene ai complotti delle forze del male. Ora, noi non vogliamo dire che i devoti di Gratteri siano incapaci di pensiero libero e non si rendano conto che il loro conducator approfitta della posizione istituzionale per avvelenare il dibattito democratico ed esibire il suo ipocrita suprematismo etico. Ci preoccupiamo di coloro che sanno riconoscere perfettamente il profilo da arruffapopoli del loro collega e lo utilizzano per incassare consensi per una battaglia di conservazione di un assetto di potere castale che ha sfregiato il prestigio e la credibilità della magistratura italiana.
E poi c’è il silenzio.
L’Associazione Nazionale Magistrati e il Consiglio Superiore della Magistratura tacciono. Silenzio su milioni di cittadini delegittimati. Silenzio sui magistrati – giudici costituzionali, di legittimità, di merito, pubblici ministeri – che hanno sostenuto la riforma e che, secondo questa narrazione, dovrebbero essere complici di centri occulti. Silenzio sull’equilibrio istituzionale.
E ci rivolgiamo al sindacato dei magistrati che ha accompagnato il declino della categoria mettendola nelle condizioni miserrime di aggrapparsi a un testimonial rancoroso. Ma non vi pare che sarebbe utile per voi, per risalire la china, e per i cittadini, che hanno necessità di una giustizia di qualità, dire come la pensate sui contenuti dell’intervista di Gratteri?
E poi è bene che il Procuratore di Napoli sappia che i calabresi nemmeno si sentono sfiorati dal vilipendio del loro diritto di uomini liberi di esprimere un voto. Perché hanno sperimentato che la visione manichea che esprime da politicante l’ha applicata indisturbato nell’esercizio delle funzioni, offrendo l’esempio più chiaro di come l’abuso del potere del Pm senza cultura della giurisdizione e incline all’intimidazione ha prosperato e prospera, approfittando dell’assetto ordinamentale inquisitorio e fascista delle carriere uniche. È la ragione per cui siamo in prima linea per il SÌ da quando Gratteri aveva i calzoni corti, da quando la cultura autoritaria che esprime generava guasti per i diritti dei cittadini, privilegi di casta e ostracismo per i magistrati liberi e indipendenti.
Per cui ai fabbricanti di paura facciam sapere che noi non abbiamo le coperture istituzionali né la disponibilità della PG ma ben conosciamo i metodi con cui poteri forti si manifestano fuori dai circuiti legali e li riconosciamo anche quando è chi rappresenta l’autorità dello stato ad impiegarli.
Grazie, Gratteri, perché quando i discorsi per convincere i cittadini a condividere la nostra battaglia contro l’autoritarismo nel processo, per un giudice forte ed equidistante, rischiano di essere inefficaci, basta ricorrere a caso una delle sue comparsate davanti a giornalisti con schiena ad assetto variabile.
Continui ad impegnarsi, ce la faremo.
Noi, insieme a milioni di cittadini perbene – comprese le vittime di inchieste finite nel nulla – che hanno il diritto di votare secondo coscienza, senza essere trattati come colpevoli in attesa di prova.

Redazione

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