Giuseppe Musolino: il giustiziere di S. Stefano in Aspromonte

DiMaria Silvana Giordano
Le memorie storiche ci portano a S. Stefano in Aspromonte tra la fine dell’800 e la metà del ‘900, quando il brigante Giuseppe Musolino divenne il personaggio esemplare di un luogo in cui la maggior parte degli abitanti erano carbonai e boscaioli, suggestivo e aspro, che fece di Musolino stesso un personaggio pubblico e discusso per molteplici eventi.
Il brigante visse per tanti anni in paese, dove fu amico e nemico di molti, pastore, taglialegna e uomo acuto e intelligente. Ci sapeva fare con la lingua e parlava sia in dialetto sia in una lingua italiana colta, come mi è stato narrato da mia nonna Vincenzina, vissuta nel ‘900, che ebbe modo di conoscere il brigante sia come abitante sia come vero esperto di taglio della legna. La nonna Vincenzina, prima di morire, mi raccontò le vicissitudini del brigante: ne parlava bene, ma metteva anche in evidenza i suoi lati oscuri e violenti, sorti dopo lunghe lotte con la giustizia. Lei era una sorta di profetessa della sua figura, che non fu quella di un banale fuorilegge ma, come diceva, di una persona generosa e umana con i deboli e forte con le persone prepotentie.
La sua storia di vita è diventata una pagina della storia del brigantaggio, da non confondere con quello dei secoli precedenti, che si batteva per valori politici e religiosi, ma di un movimento costruito su vicende dolorose. La stessa vita di Musolino fu intessuta di valori di giustizia, che si intersecavano nella sua mente con aspetti atroci e crudeli allo stesso tempo, tipici di un uomo definito “il giustiziere”. Dai racconti di nonna Vincenzina Romeo emergono lati forti e deboli di una personalità ritenuta pericolosa, ma nel contempo giusta e fiera, una personalità che ha ispirato tanti scrittori, come G. Pascoli, che gli dedicò un’ode, un poema di Raffaele Zurzulo, le canzoni di Otello Profazio e un film girato nel 1950 diretto da Mario Camerini con la presenza di Silvana Mangoni.
Il leggendario Musolino, descritto sempre dai racconti della nonna Vincenzina, aveva una forte di autostima, non amava la falsità né gli stupratori, ma reagiva in modo duro e onesto allo stesso tempo. I racconti ancora oggi sono vividi, perché di quest’uomo dai molteplici volti e sfaccettature se ne parla e se ne narra. Vita travagliata, la sua, sia da esule e da carcerato, sia da demente nell’ultima parte della sua vita. Oggi, la pagina della storia ci insegna che di questo personaggio vanno ricordati anche coloro che, come la nonna Vincenzina, hanno avuto modo di conoscerlo e di percorrere un tempo che è passato, ma rimasto nella vita dei santostefanesi e dei calabresi.




