Il carcere come specchio della società: al Senato la riflessione su “Anime sospese nell’ombra”

C’è un passaggio della Carta costituzionale che, più di altri, definisce il grado di civiltà di uno Stato.L’articolo 27 della Costituzione afferma che la responsabilità penale è personale e che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, escludendo trattamenti contrari al senso di umanità. È da qui che ha preso avvio la riflessione sviluppata lo scorso 30 marzo nella SalaCaduti di Nassiryadel Senato, in occasione della presentazione del volumeAnime sospese nell’ombradi Francesco Garofalo.
Promosso su iniziativa del senatore Fausto Orsomarso e coordinato dal senatore Marco Perosino, l’incontro ha assunto fin da subito il respiro di un confronto pubblico sul carcere come luogo decisivo per misurare la qualità morale di una democrazia. Il libro nasce dall’ascolto diretto delle storie raccolte daRoberto Falvo, assistente capo coordinatore della Polizia Penitenziaria, e rielaborate da Garofalo in una chiave sociologica e civile. Ne emergeun carcere che non è un universo separato, ma uno spazio in cui si rendono visibili le contraddizioni dell’intera società.
Al tavolo dei relatori, accanto all’autore, si sono alternati rappresentanti delle istituzioni e del mondo accademico. L’apertura, affidata all’avvocato Nicola De Marco, ha subito chiarito la cifra dell’opera,dare voce a una realtà spesso relegata ai margini dello sguardo pubblico. Particolarmente significativa la presenza degli studenti del Liceo scientificoGabriele D’Annunzio, a sottolineareil valore pedagogico di un dibattito che riguarda l’idea stessa di società.
Nel corso degli interventi è emersa una lettura condivisa.Il carcere non può essere ridotto a una funzione esclusivamente repressiva, né può essere raccontato attraverso una retorica che ne attenui la durezza. Francesco Faustino ha richiamato l’attenzione sulla necessità di leggere la devianza come espressione di fratture sociali più ampie, sottolineando comeil fallimento di un sistema inizi ben prima dell’ingresso in carcere.
Sulla stessa linea, Agostino Sestino ha restituito il volto quotidiano del lavoro negli istituti penitenziari.L’agente non è soltanto custode, ma figura chiamata a coniugare sicurezza e dignità, disciplina e ascolto, in un equilibrio complesso che riflette la tensione stessa del sistema.
Il valore dell’opera è stato colto anche dal professor Renato Pellegrino, che ha evidenziato la capacità del libro di trasformare la testimonianza in chiave interpretativa della realtà.Anime sospese nell’ombrarestituisce voce a un’umanità sospesa tra colpa e possibilità di riscatto, offrendo uno strumento per comprendere le fragilità della società contemporanea.
Il contributo del criminologo Sergio Caruso ha rafforzato questa prospettiva, insistendo sulla necessità dicomprendere il carcere prima ancora di giudicarlo, evitando semplificazioni che riducano la complessità della persona al solo reato.
Il momento più intenso è arrivato con la testimonianza di Roberto Falvo. Le sue parole, radicate nell’esperienza diretta, hanno restituitoil peso umano della vita dietro le sbarre, senza indulgenza né retorica, ma con la forza di chi conosce da vicino dolore, tensione e responsabilità.Il carcere, attraverso il suo racconto, diventa anche il luogo di chi vi lavora, custodisce e resiste ogni giorno.
A chiudere l’incontro è stato lo stesso Garofalo, che ha ricondotto il dibattito al suo nucleo essenziale.Il carcere è uno specchio della società e raccontarlo significa assumersi una responsabilità collettiva. Il suo lavoro, ha spiegato, nasce dall’esigenza di rendere visibile un’umanità spesso ignorata. Non si tratta di assolvere o giustificare, ma di comprendere.
È in questa tensione che si colloca il senso più profondo del volume.Non consolare, ma svelare; non ridurre, ma restituire complessità. Guardare al carcere, in questa prospettiva, significa guardare a noi stessi, ricordando chela civiltà di uno Stato si misura anche dalla capacità di riconoscere umanità in chi ha sbagliato, senza rinunciare al principio di responsabilità.




